L’Italia come quarto mercato mondiale del gioco online, un contesto normativo tra i più stringenti a livello internazionale e le potenzialità dopo la gara che ha assegnato le nuove concessioni online. È questo il quadro analizzato da Fabio Angeli Bufalini, Country Manager di Stake, intervenuto al panel dedicato ai nuovi assetti del gioco a distanza durante il SiGMA Central Europe.
Bufalini ha ricordato innanzitutto il peso economico del settore: “L’Italia è uno dei mercati più importanti al mondo, parliamo del quarto mercato globale, circa 6 miliardi di euro. È inevitabilmente un mercato chiave per qualsiasi gaming company”. Da qui la decisione del gruppo – noto per la sua presenza globale e per il focus sui mercati regolamentati – di entrare nel perimetro italiano dopo le recenti espansioni in America Latina e in Europa, tra cui Danimarca e ora appunto l’Italia.
“Regole più severe, ma nel modo giusto: stabilità per consumatori, operatori e investitori”
Secondo Bufalini, l’ingresso nel mercato italiano rappresenta una sfida, ma anche una garanzia: “Le norme italiane sono tra le più rigide al mondo, e le nuove regole lo sono ancora di più, ma in senso positivo. Rendono il mercato più sicuro e stabile, sia per i consumatori che per gli investitori e gli operatori”.
Il Country Manager di Stake ha sottolineato come l’azienda avesse già implementato a livello globale molte procedure richieste dalla nuova concessione, in particolare sul gioco responsabile e sulla sicurezza della piattaforma, rendendo più semplice l’adattamento al framework italiano.
Piano di investimento, fee da 7 milioni e garanzia da 3 milioni: “Si entra solo con una visione a lungo termine”
Come ricordato anche da Sbordoni, l’iter della gara ha imposto ai partecipanti di presentare un piano di investimenti per l’intero periodo della concessione. “Il bando richiedeva un piano strutturato su nove anni, basato su tre pilastri: tecnologia, sicurezza di gioco e responsible gaming. È stata una scelta corretta da parte del regolatore”, ha spiegato Bufalini.
Ha poi richiamato la necessità di sostenere l’ingresso con basi finanziarie solide: “Per entrare servono 7 milioni di fee più 3 milioni di garanzia. Chi investe queste cifre deve poter contare su un mercato stabile, su regole chiare e su una prospettiva di crescita”.

“Mercato in crescita del 15% annuo: opportunità enorme, anche per chi parte da zero”
Nonostante l’assenza di notorietà del brand in Italia, Stake vede spazi di espansione significativi: “Il mercato cresce del 15% all’anno. Per un brand che parte da zero, nonostante il divieto di pubblicità, la dimensione del mercato rappresenta un’opportunità concreta”.
Un punto cruciale sarà la riduzione drastica dei domini legali: “Dal 13 novembre passeremo da 400 vecchi domini a 52 autorizzati. Ci sarà un enorme lavoro da fare, sia per chi è già presente sia per i nuovi operatori”.
Advertising ban: “Serve una riforma condivisa, non una giungla”
Bufalini ha affrontato anche il tema più sensibile: l’advertising ban e il futuro del Decreto Dignità. “Il divieto di pubblicità potrebbe essere rivisto dalla Corte europea, ma una rimozione immediata creerebbe una giungla. Non sarebbe un vantaggio per nessuno”, ha spiegato.
Stake, insieme alle associazioni di settore, sta lavorando affinché qualsiasi riforma sia costruita con il regolatore: “Dobbiamo evitare estremi: né divieto totale né boom incontrollato. Serve una regolazione equilibrata che consenta di comunicare il brand e allo stesso tempo tuteli i consumatori”.
Brand awareness senza violare i limiti: “Dobbiamo costruire tutto da zero”
Il manager ha spiegato le difficoltà nel costruire la notorietà del brand in un contesto dove non è possibile utilizzare i principali canali digitali: “In Italia Stake non è ancora molto conosciuto. Siamo sponsor in Formula 1, ma non possiamo usare Google o Meta per fare pubblicità. Dobbiamo ricostruire tutto da zero”.
Le alternative? “Useremo ciò che è consentito: comunicazione sul gioco responsabile, infotainment e tutte le forme di visibilità misurabile disponibili. Ma il vero nodo è allocare gli investimenti in modo efficace”.
Un percorso a lungo termine: “La differenza la farà il prodotto”
La strategia di Stake per competere nel nuovo mercato autorizzato partirà dal prodotto: “È il primo elemento: dobbiamo essere competitivi e offrire qualcosa di diverso. Le partnership globali ci permettono di portare un’offerta distintiva”.
Un percorso non immediato: “È un viaggio di medio-lungo periodo, e il settore dovrà muoversi insieme verso un ambiente più serio, più responsabile e composto da operatori stabili”.
Sbordoni: “Il mercato non avrà più piccoli operatori: con 7 milioni di ingresso cambia tutto”
Nella parte finale del panel è intervenuto l’avvocato Stefano Sbordoni, che ha risposto a un quesito sul ruolo delle aziende più piccole: “Se un operatore ha pagato 7 milioni per entrare, non può più essere considerato ‘piccolo’. Il valore della fee è stato calcolato sul fatturato complessivo del mercato: è una cifra recuperabile con un adeguato posizionamento competitivo”.
E ha aggiunto un punto fondamentale sul lavoro futuro del regolatore: “Il bando non è un atto che si chiude e basta. Il percorso deve proseguire insieme agli operatori. Il regolatore non può limitarsi a dire ‘ho fatto il tender, il resto non mi riguarda’”. sm/AGIMEG

