“Gli articoli 3 e 4 del disegno di legge introducono nuove risorse destinate al sistema calcistico, a differenza della modifica dei criteri dei diritti audiovisivi che produce esclusivamente una redistribuzione delle somme già disponibili. L’intervento economicamente più rilevante riguarda il contributo del 2% sulla raccolta delle scommesse relative a eventi calcistici, previsto dall’articolo 4 a partire dal 1° gennaio 2027. La relazione finanziaria quantifica il gettito in 230 milioni di euro annui, corrispondente a una raccolta di riferimento nell’ordine degli 11,5 miliardi di euro”. E’ quanto sottolineato nella memoria relativa all’audizione del dott. Luciano Mondellini (esperto) presso la 7a Commissione permanente cultura del Senato riguardo alle disposizioni in materia di sistema calcistico italiano.
Nuove risorse per il sistema calcio: scommesse e contrasto alla pirateria
“Le risorse non sono tuttavia destinate integralmente alle società professionistiche. Almeno il 50%, pari a 115 milioni, dovrà finanziare settori giovanili, formazione e utilizzo di calciatori formati in Italia, impianti sportivi pubblici e centri federali territoriali. Un ulteriore 30%, pari ad almeno 69 milioni, è destinato al contrasto alla ludopatia e a progetti sociali, mentre il restante 20%, pari a 46 milioni, finanzierà il calcio femminile e le scuole calcio dilettantistiche.

Ai fini della stima economica è quindi possibile identificare 230 milioni di nuove risorse annue per il sistema calcio, ma non determinare quale parte finirà direttamente nei bilanci delle società professionistiche. A queste risorse si aggiunge il Fondo previsto dall’articolo 3, alimentato dal 10% dei proventi delle sanzioni AGCOM contro la pirateria audiovisiva. Il DDL ne stima il valore in circa 1,5 milioni di euro all’anno, da destinare soprattutto a settori giovanili e impiantistica sportiva di base. Complessivamente, i due interventi mobilitano quindi circa 231,5 milioni di euro annui. Tale cifra rappresenta l’incremento delle risorse destinate al sistema calcistico e alle attività collegate, ma non può essere considerata come un aumento equivalente dei ricavi dei club professionistici, la cui quota effettiva dipenderà dai successivi criteri di distribuzione”, aggiunge.
Conclusioni
“Il disegno di legge S. 1902 interviene sul calcio professionistico attraverso strumenti molto diversi tra loro e, proprio per questo, non è corretto individuare un unico valore economico complessivo della riforma. Alcune norme generano nuove risorse, altre determinano risparmi di costo o vantaggi finanziari, mentre altre ancora modificano soltanto la distribuzione di risorse già esistenti. La modifica dei criteri di ripartizione dei diritti audiovisivi rappresenta il caso più evidente di redistribuzione interna, senza però modificare il valore complessivo delle risorse distribuite. Il principale incremento di risorse deriva invece dal contributo sulle scommesse calcistiche: il DDL quantifica 230 milioni di euro annui dal 2027, cui si aggiungono circa 1,5 milioni derivanti dalle sanzioni contro la pirateria. Si tratta tuttavia di risorse destinate al sistema calcio in senso ampio e non integralmente ai club professionistici”, conclude.
Memorie Riforma Calcio, Di Cintio: “Manca la regola chiave sul passaggio al professionismo”
“Il disegno di legge interviene su una pluralità di profili strutturali del sistema calcistico: ripartizione delle risorse audiovisive, finanziamento dei settori giovanili, contributo sulle scommesse, disciplina dei lavoratori sportivi, premi di formazione, utilizzo dei calciatori formati in Italia, compensi degli agenti, numero massimo delle squadre professionistiche e garanzie nelle operazioni di mercato. Manca, però, una disciplina espressa del passaggio dall’ente sportivo dilettantistico alla società sportiva professionistica, nonostante tale passaggio rappresenti il presupposto organizzativo necessario per l’accesso al professionismo”. Si legge nel documento depositato dall’Avv. Cesare Di Cintio.
La coerenza fra i quattro testi
“Dai punti che precedono risultano evidenti le divergenze fra i quattro testi. La più netta riguarda il divieto di pubblicità e sponsorizzazione del betting: il disegno di legge n. 1973 lo abroga, in linea con quanto avviene nei principali campionati europei; il n. 1980 lo estende; il n. 1982 lo estende mediante norma di interpretazione autentica, dunque con effetto retroattivo; il n. 1902 non affronta il tema. Non è una divergenza di grado, ma di segno. Si ricorda inoltre che la medesima disposizione è oggi al vaglio della Corte di giustizia dell’Unione europea, su rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato, anche sotto il profilo della mancata notifica alla Commissione europea ai sensi della direttiva (UE) 2015/1535.
Intervenire sulla stessa materia, in senso fra loro opposto, mentre il giudice dell’Unione è chiamato a pronunciarsi, espone il futuro testo unificato a un rischio di caducazione che sarebbe prudente evitare. Analoga incoerenza si registra sui prelievi: i tre testi che destinano al sistema risorse provenienti dal gioco lo fanno su basi di calcolo incomparabili — la raccolta, l’aliquota dell’imposta unica, il gettito erariale — sicché in caso di assemblaggio gli effetti si sommerebbero sul comparto senza che alcuno ne abbia misurato l’incidenza complessiva. Proposta. Attendere la pronuncia della Corte prima di intervenire nuovamente sulla pubblicità del gioco; e ricondurre a un’unica base di calcolo, prima di qualunque assemblaggio, i prelievi previsti dai tre testi”. Specifica nella memoria la Lega Calcio Serie A.
Ciò che i quattro testi non affrontano
“Il ritorno al sistema di una quota delle risorse generate dalle scommesse. Una parte dei proventi di un mercato miliardario che nasce direttamente dalla competizione sportiva dovrebbe poter tornare anche a chi quella competizione la organizza. La proposta è stata più volte avanzata dalla Lega e non è stata finora accolta; nessuno dei quattro testi la recepisce, destinando le risorse esclusivamente alla Federazione o allo sport di base”, aggiunge.
Le richieste che la Lega porta da tempo all’attenzione del Parlamento
“Rapporto fra calcio e scommesse. La Lega ha più volte evidenziato l’esigenza di superare il divieto generalizzato introdotto dal cosiddetto Decreto Dignità, quanto meno per la possibilità, per società ed eventi sportivi, di utilizzare forme regolate di pubblicità e sponsorizzazione. La richiesta non è di deregolamentazione: i principali Stati membri adottano modelli solo parzialmente restrittivi, che la Lega condivide — in Francia, Austria e Spagna la pubblicità è generalmente consentita ma soggetta a limiti di fascia oraria, contenuto e tutela dei minori; in Germania e Portogallo sono previste restrizioni temporali e obblighi di messaggi di responsabilità sociale.
Operando in un mercato europeo, normative più restrittive di quelle degli altri Paesi producono un danno diretto alla competitività delle società italiane. Si aggiunge una considerazione di ordine pubblico: l’assenza di comunicazione non consente al pubblico di distinguere l’offerta legale da quella illegale, sicché consentire la pubblicità dei soli concessionari, con tutte le limitazioni del caso, contribuisce a contrastare il flusso di risorse verso l’offerta abusiva”, continua.
I temi emersi nel dibattito
“Il contrasto alle dipendenze. La Serie A svolge già attività di promozione e sensibilizzazione sul gioco responsabile ed è disponibile a rafforzare iniziative di prevenzione e contrasto delle dipendenze. Si osserva peraltro che i modelli richiamati nel dibattito — il divieto spagnolo di sponsorizzazione sulle maglie e la decisione dei club della Premier League di rinunciare agli sponsor di gioco sul fronte delle maglie — sono misure mirate e non divieti generalizzati di ogni forma di comunicazione: il primo di fonte regolamentare, la seconda frutto di un’intesa fra i club. Nessuno dei due corrisponde al modello italiano.”, conclude. cdn/AGIMEG

