Il mese di giugno chiude un primo semestre decisamente positivo per MST. I dati relativi agli operatori appartenenti al circuito (che rappresentano ben oltre il 60% della rete di vendita italiana) registrano nel mese di giugno un incremento della raccolta per le scommesse ippiche a quota fissa del 12,9% rispetto al corrispondente mese dello scorso anno. Un mercato che in un anno incrementa il proprio movimento di quasi il 13% non può che essere definito in piena salute.
Su base semestrale l’incremento complessivo è stato addirittura del 18%. Questo balzo si spiega anche con il fatto che nei primi mesi del 2025 la rete di vendita e gli appassionati stavano ancora metabolizzando gli effetti benefici della riduzione dell’aliquota di tassazione voluta dalle istituzioni. Da aprile in poi il dato di incremento sembra essersi stabilizzato ben al di sopra del 10-12%, numeri che non possono che essere definiti confortanti.
Il payout medio tra i vari concessionari è pari a circa l’87%. Ciò significa che la scommessa ippica a quota fissa rimane altamente remunerativa per gli appassionati, alimentando quel virtuoso meccanismo di “gioca, incassa, rigioca” che, da un lato, favorisce il divertimento e la soddisfazione dell’utente e, dall’altro, fa da volano per la raccolta complessiva.

Interesse crescente verso l’estero
Un’altra considerazione compiuta da MST emerge dall’analisi di questi dati e riguarda l’oggetto delle scommesse. Nel mese di giugno, infatti, la raccolta delle scommesse ippiche a quota fissa si è divisa in maniera perfettamente equanime tra le corse italiane e quelle estere presenti nel palinsesto complementare. Questo equilibrio è stato favorito da un lato dalla presenza di grandi eventi internazionali, che il pubblico italiano ha ormai imparato a conoscere e seguire con attenzione, dall’altro da una contrazione temporanea dell’offerta italiana, dovuta alla momentanea assenza di alcuni ippodromi dal panorama nazionale.
Il dato più significativo è che la scommessa ippica si avvia a una progressiva internalizzazione, sulle orme di quanto accadde diversi anni fa per le scommesse sul calcio, dove il crescente interesse per i campionati esteri ha generato un forte incremento del movimento totale.
Si tratta di un segnale molto positivo perché svincola comunque la raccolta, e di conseguenza le entrate fiscali e i relativi flussi a vantaggio della filiera, dalla localizzazione dell’evento. Soprattutto sta contribuendo a far nascere negli appassionati italiani una cultura ippica più globale, non necessariamente ancorata all’evento locale. Nel momento in cui il mercato italiano potrà tornare a fornire un’offerta più completa e qualitativamente apprezzabile, si assisterà a un ulteriore incremento dell’interesse da parte del pubblico e, di riflesso, della raccolta.
In questo scenario di crescita giocano un ruolo cruciale gli investimenti dei concessionari in termini di innovazione tecnologica e fruibilità del prodotto. Un lavoro incessante che sta dando i suoi frutti e che conferma come la strada intrapresa sia quella corretta. L’obiettivo a medio termine resta il consolidamento di quel percorso di rilancio iniziato diciotto mesi fa, finalizzato a condurre il movimento ippico verso l’autosufficienza economica. sm/AGIMEG

