“Per il bando il gioco online abbiamo chiesto due concessioni, una per Betsson.it e una per Starcasino. Il successo che ha avuto questo bando non è del tutto inaspettato, nel senso che se torniamo indietro di qualche mese, era già la previsione del regolatore. Se si guarda al mercato, è enorme, con prospettive di crescita stabili per il futuro. Era naturale quindi che operatori medi o grandi partecipassero, anche se l’impatto finanziario di 7 milioni a licenza non è banale”. E’ quanto ha dichiarato Stefano Tino, managing directory Italy di Betsson, durante il panel al SBC Summit.
“E’ plausibile quindi che nel mercato ci sia qualcuno, grandi o medi operatori, che abbia fatto domanda per la gara perché, da una prospettiva finanziaria, forse non c’era un forte impatto immediato, ma abbia visto un’opportunità e un asset di valore nei prossimi anni”.
“Per quanto riguarda le certificazioni sono molto costose. Ci sono molte limitazioni in questo nuovo corso per il cliente. Ci sono molti sviluppi tecnici da fare lato protocolli e anche sulla customer journey. Ma non credo che questo spingerà sui siti illegali”.
Sul tema del Decreto Dignità e del divieto di pubblicità sul gioco, Tino ha sottolineato: “Un divieto non funziona, ovunque. In Italia, come altrove, è un modo pigro per regolare e un tema probabilmente politico per il governo. Voglio riconoscere però che Agcom e il regolatore in Italia hanno fatto un buon lavoro. Si sono trovati in mano un argomento molto impegnativo in brevissimo tempo e hanno dovuto trovare un modo per regolare il mercato, stare nel mezzo tra l’industria e un decreto. Lo hanno fatto abbastanza bene. Stiamo però ancora aspettando le linee guida per il settore e per la pubblicità sul gioco responsabile, rinviate più volte. Spero arrivino entro quest’anno. Ma il cambiamento sta avvenendo: da un anno in Italia si può fare advertising tramite messaggi di gioco responsabile. Una cosa che si poteva fare sei anni fa. Per me è abbastanza.
Basta dare agli operatori un modo per comunicare i valori giusti, parlare dei temi corretti, ma servono linee guida chiare per farlo, perché altrimenti non sempre siamo nelle condizioni di autoregolarci su questi aspetti. Però, ripeto, ora funziona e sta andando nella direzione giusta”.
E alla domanda se cambierebbe il Decreto Dignità, Tino ha risposto: “La cambierei, ma non credo che la cambieranno. Non servirebbe cambiare tutto: bisogna regolare meglio, in modo chiaro, ciò che c’è ora sul gioco responsabile e sul versante “infotainment”, e basta”.
Sul software per impedire l’accesso ai siti illegali, Tino ha detto: “Onestamente non credo funzionerà. Bisognerebbe probabilmente aumentare il livello dei controlli sia lato operatori sia lato regolatore. Perché puoi imporre un software, ma chi vuole, lo aggirerà. Se l’obiettivo è fare qualcosa di illegale, troverai una strada. È un piccolo “blocco”. Mi piacerebbe che lavorassero di più sul fronte dei controlli”. sp/AGIMEG










