Maurizio Pimpinella, Presidente dell’Associazione Italiana Prestatori di Servizi di Pagamento (A.P.S.P) è stato i protagonisti del “Salone Antiriciclaggio: il Focus Gaming riunisce a Roma operatori e istituzioni sui rischi AML nel settore del gioco”.
“Ben vengano tutti i processi elettronici. Nel tavolo fatto con gli operatori sono stati individuati tutti i requisiti legali tramite cui gli individui possono entrare sui vari siti di gioco. 30 anni fa si andava nel punto vendita e si facevano direttamente i controlli sul titolare. Oggi ci sono anche altri attori in scena. Stiamo cercando di inserire l’identificazione della persona nei vari campi. Da lì poi innestiamo carte, wallet, conti, euro digitale”, le sue parole durante l’evento.
Pimpinella ha proseguito: “Passando alle differenze normative nei vari paesi a Las Vegas, ad esempio, posso giocare con le carte anonime, idem in Ungheria. Questo perché non esiste una regolamentazione univoca. Anche qualora si mettano delle macchine che raccolgano i dati, bisogna capire a chi vengono mandati”.
“Per quanto riguarda l’identità ci sono varie criticità come, ad esempio, l’aggiornamento e la revisione dei dati. Inefficienze che possono riflettersi sulla qualità dei controlli, che comunque comportano dei costi”.

“Tutti pensano che i pagamenti siano certificati grazie alla tecnologia, ma così non è. Si dovrebbe lavorare sullo sviluppo nuovi modelli di identificazione, sulla base di quanto avviene all’estero. Lo SPID è un prodotto italiano e non può bastare quando ci si approccia con le realtà internazionali”.
“Un’altra tematica che merita un approfondimento è quella relativa alla comprensione come quei punti vendita che poi diventano illegittimi come siano stati identificati a monte sulla parte di KYC. Se è stato identificato in una modalità diversa da quella del gioco, come purtroppo alle volte capita. Il dato c’è sempre, ma dipende dalla convenzione a chi è intestata. Va però ricondotta ad un abbinamento di servizio“, ha concluso Pimpinella. ap/AGIMEG

