Home In Evidenza Sala slot e vincite pagate in nero: niente risarcimento per l’ingiusta detenzione

Sala slot e vincite pagate in nero: niente risarcimento per l’ingiusta detenzione

Sala giochi illegale slot e tavoli da biliardoSala giochi illegale slot e tavoli da biliardo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro l’ordinanza della Corte d’appello di Brescia che aveva negato la riparazione per ingiusta detenzione a un imprenditore coinvolto nella gestione di una sala slot e vlt.

L’uomo era stato sottoposto a custodia cautelare in carcere e poi ai domiciliari nell’ambito di un’indagine per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, ma era stato successivamente assolto nel giudizio di merito. Nonostante l’assoluzione, la richiesta di indennizzo è stata respinta.

Il contesto: sala slot e vlt e gestione opaca

Al centro della vicenda c’era la gestione di una società proprietaria di una sala slot di Brescia nella quale l’imprenditore rivestiva formalmente il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione. Secondo quanto ricostruito nei provvedimenti, le quote societarie di maggioranza erano fittiziamente intestate a un terzo soggetto, mentre il reale dominus sarebbe stato un altro imprenditore con il quale il ricorrente aveva avviato numerose operazioni commerciali.

 

I giudici hanno evidenziato l’impiego di ingenti somme di denaro non tracciabile, l’assenza di verifiche sull’origine dei capitali e la gestione di attività nel settore del gioco con modalità ritenute poco trasparenti.

Slot, contanti e vincite “in nero”

Un elemento particolarmente significativo riguarda la prassi, emersa dalle intercettazioni, di recuperare dai clienti le schedine vincenti pagando loro la vincita in contanti e in nero, per poi incassare direttamente l’importo ufficiale.

Secondo la Corte, questa modalità operativa, pur non sfociando in una condanna penale, era idonea a generare il sospetto di condotte illecite e a giustificare, in una valutazione ex ante, l’intervento cautelare dell’autorità giudiziaria.

Il principio sull’ingiusta detenzione

La Cassazione ha ribadito che il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione è escluso quando l’interessato abbia contribuito, con dolo o colpa grave, all’adozione della misura cautelare. La colpa grave non richiede necessariamente un comportamento penalmente rilevante: è sufficiente una condotta macroscopicamente imprudente o negligente, tale da creare una situazione che renda prevedibile l’intervento dell’autorità.

Nel caso esaminato, la gestione societaria con prestanomi, l’accettazione di capitali di provenienza incerta e la partecipazione a operazioni economiche nel settore delle slot con modalità opache sono state ritenute idonee a ingenerare la falsa apparenza della commissione di reati. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando il diniego della riparazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali. mg/AGIMEG

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