Si sta svolgendo a Roma, presso la Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato Sant’Ivo alla Sapienza, il convegno “Giochi legali. Le opportunità della trasformazione digitale dei punti vendita”. Tra gli argomenti della tavola rotonda, la necessità di un’alleanza concreta tra istituzioni, imprese, comunità scientifica e associazioni, per promuovere un gioco legale e responsabile, facendo leva sulle potenzialità della tecnologia e dell’intelligenza artificiale per proteggere i più fragili.
Durante l’incontro interverranno Sonia Biondi (Business Unit Manager Centro Sud BVA Doxa), Emmanuele Cangianelli, (Consigliere delegato ai giochi pubblici – FIPE Confcommercio), Andrea De Priamo (Membro VIII Commissione Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica Senato della Repubblica), Col. T.ST Giovanni Fontana (Capo di Stato Maggiore – Comando Tutela Economia e Finanza Guardia Di Finanza), Guido Quintino Liris, (componente della V commissione permanente Bilancio Senato della Repubblica), Cinzia Pellegrino (componente IV Commissione permanente Politiche dell’Unione Europea Senato della Repubblica) e Marco Piatti (amministratore Prisma).
Secondo lo studio “Analisi di clima nei punti vendita di gioco” condotto da Doxa per Admiral Gaming Network i punti di gioco in concessione sono percepiti come ambienti sicuri e controllati, ma c’è margine di miglioramento nella comunicazione e nell’adozione di strumenti digitali. La digitalizzazione può essere un alleato strategico per promuovere la legalità e la salute dei consumatori, soprattutto se orientata a: personalizzazione dell’esperienza; monitoraggio e prevenzione; accesso facilitato a servizi di supporto.
“La digitalizzazione nel retail gaming deve essere graduale, intuitiva e utile. Solo il 20% dei giocatori frequenta anche i canali online e il 30% è aperto alle nuove tecnologie, con una maggiore incidenza tra i giovani. Questo segmento – afferma Sonia Biondi – mostra il potenziale più alto per l’adozione di soluzioni digitali. Tra le tecnologie proposte, le più apprezzate sono le notifiche di superamento dei limiti di tempo e le app dedicate al gioco sicuro; meno convincenti il diario del giocatore e il registro unico per l’autoesclusione, quest’ultimo chiaramente per l’assenza di regolamentazione riguardante i punti vendita. La registrazione via app è la soluzione più promettente: il 60% la gradisce, e tra i 18–34 anni il consenso supera il 70%. I punti vendita digitalizzati possono diventare presidi attivi di legalità e consumo responsabile, se le tecnologie sono trasparenti, personalizzabili e non
invasive. Il retail gaming può promuovere inclusione e prevenzione, ma solo se ascolta davvero i bisogni dei giocatori”.
Va in questa direzione il manifesto delle regole condivise per il gioco pubblico lanciato a Milano da EGP FIPE, organizzazione di categoria degli esercenti di Confcommercio. Punto centrale è l’attivazione del codice di autoesclusione: il giocatore si registra in un elenco riservato che fa scattare l’alert che impedisce di giocare, elenco finora attivo solo nel gioco online. “Questo che può sembrare un vincolo in più è invece un’opportunità che le nostre imprese vogliono mettere in campo per sensibilizzare le persone che entrano nei nostri punti vendita. Senza un riordino normativo urgente delle reti scommesse, apparecchi da gioco e bingo, che dia certezze distributive e fiscali, ampi settori del gioco pubblico si avvicinano al collasso: servono quelle regole nuove, indicate dal Parlamento al Governo fin dal 2023, che rendano sostenibili gli investimenti, remunerino la legalità e liberino i concessionari delle reti ed i punti vendita da incertezze ormai insostenibili. Chi vuole combattere l’illegalità non può tenere in costante incertezza le imprese legali: i giochi pubblici specializzati e di prossimità hanno bisogno di norme stabili, trasparenza per i punti vendita e attrattività per gli investimenti in nuove tecnologie, essenziali per controllo e tutela dei consumatori; occorre superare norme obsolete e lo stigma istituzionale per un settore che lavora, a tutti gli effetti, come servizio pubblico” sottolinea Emmanuele Cangianelli, consigliere delegato di FIPE Confcommercio ai giochi pubblici.
“La persistente tensione tra gioco legale e illegale in Italia è alimentata da una combinazione critica di fattori: l’eccessiva pressione fiscale su alcuni prodotti e le restrizioni alla pubblicità – dice Marco Piatti – stanno limitando la competitività dell’offerta legale e la riconoscibilità dei punti di gioco legale, favorendo la ripresa di un mercato parallelo non regolamentato che sottrae risorse allo Stato e non tutela i giocatori”.
“È urgente – prosegue Piatti – un riordino normativo che consenta la chiara identificazione delle reti legali, rafforzi le sanzioni aggiornandole alle nuove forme di illegalità e coinvolga gli intermediari finanziari nel blocco delle transazioni verso operatori esteri non autorizzati. Investire in tecnologie avanzate a partire dall’intelligenza artificiale per rilevare in rete le multiformi proposte illegali è fondamentale per rendere il gioco in concessione più accessibile e sicuro e quello illegale più difficile e meno conveniente da raggiungere”.
Le aziende possono svolgere un ruolo attivo e sociale, supportando la ricerca scientifica, collaborando con le associazioni di settore, investendo in tecnologie di prevenzione e promuovendo comportamenti consapevoli tra i giocatori; con l’autoesclusione, ad esempio, nel 2024 188 mila persone in Italia si sono autoescluse dal gioco online, delle quali 113 mila hanno chiesto l’esclusione a tempo indeterminato. Oltre a contrastare forme patologiche di gioco, la regolamentazione di nuove soluzioni tecnologiche nelle concessioni di giochi pubblici consentirebbe anche di prevenire l’accesso dei minori agli apparecchi di intrattenimento con sistemi di categorizzazione digitale anonima, contribuendo a una maggiore protezione delle fasce vulnerabili. sm/AGIMEG

