Home Attualità Riordino gioco fisico, Zega (Codere): “Gare troppo onerose? Gli operatori potrebbero non partecipare”

Riordino gioco fisico, Zega (Codere): “Gare troppo onerose? Gli operatori potrebbero non partecipare”

Marco Zega Direttore Affari Istituzionali Codere ItaliaMarco Zega Direttore Affari Istituzionali Codere Italia

“Una gara al massimo rialzo, come si paventerebbe, porterebbe maggiori casse immediate allo Stato, ma poi nel medio-lungo periodo ci sarebbero delle ripercussioni molto importanti”. È quanto ha affermato Marco Zega, direttore Affari Istituzionali di Codere Italia, nel corso del convegno “Le nuove regole del gioco, tra riordino e nuovi bandi“, che si è tenuto oggi alla Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio.

La premessa

“Ho provato da economista d’azienda a valutare quelli che potevano essere gli impatti finanziari delle voci che sono trapelate in queste ultime settimane. E questo vedendolo sia dal punto di vista dello Stato e conseguentemente anche degli operatori. Una nota metodologica, quello che si è cercato di fare è partire dal giocato medio dei due prodotti di gioco AWP e VLT, così da arrivare ai flussi di cassa che effettivamente generano queste macchine in capo al soggetto concessionario più gestore, isolando soltanto la remunerazione dell’esercente”.

“Questi flussi di cassa li abbiamo proiettati nei nove anni che dovrebbe coprire la prossima concessione e li abbiamo attualizzati per tener conto appunto del vero impatto. La domanda quando ogni operatore economico è chiamato a fare un investimento importante, è: chi gli mette a disposizione i capitali in quanto tempo rientrerà il denaro investito? L’analisi condotta cerca di rispondere a questa domanda. I risultati sono abbastanza sovrapponibili”.

I numeri delle proiezioni col nuovo bando

“Per quanto riguarda AWP, il gross income di una AWP nel 2025 e il gross net, cioè le giocate meno le vincite, è stato di 62 euro. Quella somma, tolta la remunerazione che va all’esercente, tolti i costi operativi di gestione della macchina, tolte le imposte, IRES e IRAP, ha dato un flusso di cassa che proiettato ha evidenziato che gli investimenti di cui si sta parlando rientrerebbero in oltre sei anni. Significa che di nove anni di una concessione, quella macchina deve lavorare due terzi per ripagare l’investimento e soltanto gli ultimi tre anni sarebbero beneficio per il soggetto che ha effettuato l’investimento. Ma non ci siamo fermati qui, abbiamo provato a fare un altro, siamo andati in profondità. Abbiamo aperto il parco delle AWP operative, non ci siamo fermati alla macchina media. Abbiamo cercato di vedere, andiamo a vedere la numerosità delle macchine presenti sul territorio italiano, 228.000, divise per cluster di gross win, quindi per cluster di spesa media”.

“L’abbiamo evidenziato fino a 25 euro, da 25 a 50 euro e così via. In pratica abbiamo trovato che la somma delle macchine che hanno un gross fino a 50 euro sono circa il 47%, più o meno la metà. Quel 47% con quelle giocate non ripagherebbe gli investimenti, nell’intera concessione, quindi un investimento in perdita, e poi andremo a cercare di rispondere alla domanda non perché lo faccio, ma ci arrivo alla fine”.

Zega: “Il problema è nel tempo di rientro dell’investimento”

Francesco Gatti convegnoFrancesco Gatti convegno

“Il punto di rottura, ipotizzando come punto di rottura, è che mi ripago l’investimento in metà della prossima concessione. Giustamente, il mio datore di lavoro è lo Stato italiano, lavoro metà della concessione per lui e metà per l’azienda, per chi mette il capitale, è stimato in circa 70 euro di spesa al giorno, il che significa che uscirebbero altre macchine. Nell’effettuare questo tipo di analisi, abbiamo tenuto anche in considerazione di quelli che potrebbero essere i benefici derivanti dall’implementazione delle nuove macchine, di cui tanto si parla, che si possono chiamare AWPR, AWPE, remoto, evoluto, che dir si voglia, e che comporterebbero verosimilmente minori costi di gestione rispetto alle attuali, come non andare appresso le macchine stesse”.

“Abbiamo anche ipotizzato quello che potrebbe essere l’aumento del ricavo sulle macchine che permangono conseguente alla riduzione della numerosità degli apparecchi. Ora, nei capitolati della riforma, sempre da quello che circola, ci sarebbe, oltre al tema delle distanze orarie, anche un taglio della numerosità degli apparecchi per AWP da 228.000 attualmente quelli operative a circa 200.000. L’idea che ci siamo fatti è che si sta lavorando sull’ipotesi semplificatrice che tutto quello che si perde tagliando fuori le macchine che non ripagano l’investimento o ex legge, venga recuperato su quelle che permangono, ma questa è un’ipotesi assurda, troppo semplice da poter essere implementata”.

“Le macchine che rimangono, lo abbiamo visto in tutti questi anni di gestione delle attuali concessioni, mai hanno recuperato tutto quello che rimaneva dopo aver effettuato un taglio. Quindi un’ipotesi che non è quantomeno perseguibile. Vado al discorso delle VLT. Per le VLT si realizza la stessa identica situazione, prendendo il coin in medio di una VLT nel 2025, aggiornando i flussi di cassa, esce un payback period, un periodo di ritorno del capitale investito, macchina media, che grossomodo supera di poco la metà della prossima concessione. E quindi si potrebbe arrivare alla conclusione fuorviante che su VLT il tiro è stato aggiustato”.

Gli effetti

“In realtà il problema su VLT è legato al fatto che le medie sono molto diverse se le macchine sono installate in ambienti alto performanti, quali possono essere per esempio una sala bingo, piuttosto che le tante sale VLT sparse per il territorio italiano. E questo nel primo cluster, quindi nelle sale alto performanti, le macchine mediamente operative sono circa 11.000, su un totale di 54.000, ovvero il 20%. L’altro 80% è riconducibile all’altra situazione, quindi a macchine che stanno in piccole sale videolotteries, dove il recupero dell’investimento avviene anche qui, oltre sei anni, oltre due terzi della prossima concessione. Quindi, non sarà l’80%, ma anche per il caso delle videolotterie, è ragionevole pensare che oscilliamo intorno al 50%, la numerosità di quelle che faranno fatica a recuperare l’investimento stesso.

“Allora, se effettivamente queste macchine dovessero essere espulse dal mercato, ragionamento per assurdo, per arrivare a dimostrare una tesi, i due cluster di cui abbiamo parlato, quello fino a 25 euro e quello fino a 50 euro, nel 2025 hanno raccolto circa un miliardo di euro di Preu. Se escono, è Preu che si potrebbe perdere”.

“Su VLT – macchine basso performanti – quelle fino a 600 euro di in giorno, che abbiamo visto erano l’80%, abbassiamolo al 50%, comunque raccolgono oltre mezzo miliardo di euro. La somma dei 2 dà oltre un miliardo e mezzo. Allora, mi aspetto l’obiezione di dire, impossibile che dall’oggi al domani improvvisamente si vada a perdere un miliardo e mezzo di euro. Attenzione però, perché gridi d’allarme di questo tipo nel corso degli ultimi anni ne abbiamo lanciati tanti, e tutte le volte ci veniva detto non si realizzerà, non sarà così. Ebbene, se prendiamo il gettito erariale del 2019, del prodotto AWP, e prendiamo quello del 2025, la riduzione nelle casse delle Stato è stata di 1,2 miliardi, già persi”.

“Mi si dirà che il 2019 era un’altra era geologica, ben prima della crisi pandemica, diversi consumi, diverse le abitudini dei giocatori. Prendiamo il 2022, quindi il primo anno pieno in uscita dalla crisi pandemica. Dal 2022 al 2025, comunque le casse erariali hanno perso 600 milioni di euro per anno. Quindi non è così inverosimile. La stessa cosa vale per le VLT. Qui la perdita è stata dal 2019 al 2024 di circa 400 milioni di euro. Quindi, anche qui, non scherziamo che un effetto di questo tipo è plausibile”.

Il tema occupazione

“Vado poi sulla parte occupazionale. Noi abbiamo fatto delle considerazioni aprendo l’occupazione per sotto segmenti, quindi gestore, sale specializzate, sale generaliste e indotto. Dovesse realizzarsi questo scenario stimiamo in circa 24.000 gli esuberi che potrebbe portare questa riforma. È difficile da stimarlo, però se le macchine dovessero uscire all’improvviso nel giro di 12 mesi, è verosimile che le imprese si attrezzino per tagliare teste nel più breve tempo possibile”.

“Sarebbe più che compensato, assolutamente, ma l’interrogativo che lascio poi a chi verrà è: perché si debba partecipare ad una gara così onerosa? Quale può essere, se non c’è un interesse economico immediato, se i numeri non dimostrano che c’è un payback che consente il recupero dell’investimento, perché si deve partecipare ad una gara di questo tipo? E chiudo soltanto con una citazione, perché c’è una teoria economica che va per la maggiore in questo momento negli Stati Uniti, è quella di Peter Thiel. Qualcuno di voi avrà letto il libro From Zero to One. E lui dice che in un contesto fortemente concorrenziale, si è tutti perdenti, e quindi si deve cercare un nuovo sistema, dove essere monopolisti” ha concluso Zega. sm/AGIMEG

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