Riordino gioco fisico: tutti lo vogliono ma manca l’ok di Palazzo Chigi. Proroghe dietro l’angolo?

Situazione paradossale per il riordino del gioco fisico: la riforma del settore rischia di diventare la grande incompiuta della delega fiscale, in scadenza il prossimo 29 agosto. Nonostante l’interesse trasversale delle forze politiche, il percorso resta incerto.

Le mozioni alla Camera e i punti al centro del riordino

È una situazione paradossale quella che vede al centro il riordino del gioco fisico. La riforma del settore rischia infatti di essere la grande incompiuta della delega fiscale che, ricordiamo, scade il prossimo 29 agosto.

Come riporta Il Sole 24 Ore, il paradosso sta nel fatto che tutte le forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, seppure con dei distinguo, vogliono l’attuazione della delega.

Ieri alla Camera sono state presentate una serie di mozioni dell’opposizione che richiedevano il riordino del gioco fisico nei tempi previsti dalla delega. Si trattava di mozioni incentrate sul rifinanziamento del fondo anti ludopatia, sulla tutela dei giocatori, sulla riduzione dell’offerta sul territorio, sulla conferma del no alla pubblicità e sul rafforzamento dei controlli sull’antimafia e sulla tracciabilità finanziaria degli operatori.

Lo schema di decreto e il passaggio in Conferenza Unificata

Si tratta di principi che, in grandi linee, fanno parte dello schema di decreto che è già nelle mani dei tecnici di Palazzo Chigi e che è già stato posto all’attenzione della Conferenza Unificata.

Va ricordato, come segnala sempre Il Sole 24 Ore, che la sottosegretaria Lucia Albano aveva dato l’ok alle mozioni, prevedendo però una riformulazione che prevedesse una compatibilità finanziaria. Questa proposta è stata respinta dalle opposizioni e le mozioni sono state quindi bocciate.

Albano ha comunque confermato l’intenzione, nonostante il poco tempo rimasto, di portare a termine la riforma.

Il rischio proroga e le risorse delle gare

Ora è tutto nelle mani di Palazzo Chigi, che dovrà decidere sulla questione. Il rischio è quello di dover rinunciare alle risorse derivanti dalle gare, pari a oltre 4 miliardi di euro se si considera anche il Gratta e Vinci oltre alle gare su scommesse, slot e Vlt e bingo, e prevedere l’ennesima proroga. sb/AGIMEG