Riforma gioco, Pedrizzi: “Attenzione all’oligopolio. Senza confronto la riforma rischia di non vedere la luce. Il Ministero è un bunker. Errore aver separato online e fisico. Tutelare le PMI e rispettare la proporzionalità europea”

Intervenendo nelle battute finali del convegno sul riordino del gioco pubblico, Riccardo Pedrizzi ha offerto una riflessione ampia, toccando sia i profili economici sia quelli istituzionali e giuridici della riforma.

“Io sono abituato a non prepararmi dei discorsi. Preferisco ascoltare i colleghi, prendere appunti e poi fare delle considerazioni”, ha esordito. “È paradossale che io, che non faccio parte di nessun partito, debba accennare a questioni politiche”.

“Direzione verso l’oligopolio”

Pedrizzi ha richiamato i dati forniti dagli operatori e ha messo in guardia rispetto al rischio di concentrazione del mercato.

“Si è parlato di direzione verso l’oligopolio, vale a dire la concentrazione in poche mani di tutto il settore”, ha affermato, invitando “gli amici del Governo ad andarsi a leggere Francesco Vito, che dopo la crisi del ’29 studiò proprio il fenomeno degli oligopoli”.

Un riferimento storico utilizzato per evidenziare i rischi economici di una eccessiva concentrazione del mercato.

“Questa riforma rischia di non farsi”

Pedrizzi ha poi espresso un forte scetticismo sulla tempistica della riforma.

“Già questa estate lanciai un alert, dicendo che con lo spostamento dei termini della delega fiscale al 30 agosto e con il termine dei decreti legislativi al 31 dicembre 2026 probabilmente questo riordino non si farà. Oggi sono ancora più convinto”.

Secondo l’ex presidente della Commissione Finanze, l’eventuale anticipo delle elezioni politiche potrebbe rendere impraticabile l’approvazione di un provvedimento così delicato.

“Dalla fine di quest’anno nessuno, né maggioranza né opposizione, avrà il coraggio di varare questa riforma”.

“Il Ministero è un bunker”

Uno dei passaggi più critici ha riguardato il metodo.

“Era uscito un testo dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli su cui c’era sostanzialmente unanimità nel giudizio positivo. Poi il testo è arrivato al Ministero. Il Ministero è un bunker. Nessuno ha la possibilità di accedere”.

Pedrizzi ha denunciato la mancanza di interlocuzione: “È possibile che non venga in mente a nessuno di alzare il telefono e chiamare gli operatori del settore? Una riforma così delicata non può essere affrontata senza concertazione”.

“Errore aver separato online e fisico”

Nel merito, Pedrizzi ha definito un errore la scelta di affrontare prima la riforma dell’online e successivamente quella del gioco fisico.

“Non rendersi conto che l’online accentua le problematiche della dipendenza significa non voler affrontare il tema sanitario”, ha affermato. “Un ragazzo o una persona anziana che si chiude nella propria stanza e gioca sul telefonino non è controllabile come nel gioco fisico”.

Ha inoltre contestato l’idea che l’Osservatorio sia stato abolito: “Non è stato abolito, è stato incorporato nel Dipartimento delle Dipendenze”.

“Gioco pubblico legale, non leggenda nera”

Pedrizzi ha insistito sull’importanza della semantica: “Qui si tratta di gioco pubblico legale. Anche dall’utilizzo delle parole si capisce se si è proibizionisti oppure se si affronta il problema conoscendo la materia”.Dibattito politica camera

Ha parlato di “leggenda nera” che avvolge il settore, alimentata da chi non ne conosce la complessità.

“Il sistema italiano ci viene invidiato da molti Paesi perché tutela la salute, combatte la criminalità organizzata e garantisce legalità. Ma l’Europa ci ricorda anche che le restrizioni devono essere proporzionate”.

“Tutelare le piccole e medie imprese”

In chiusura, Pedrizzi ha sottolineato la centralità delle PMI.

“Noi non facciamo una questione di nazionalità dell’operatore. Ben vengano investimenti dall’estero. Ma dobbiamo tutelare le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico”.

Un intervento che ha unito preoccupazione per la concentrazione del mercato, critica al metodo seguito finora e difesa del modello italiano di regolazione del gioco pubblico. sb/AGIMEG