“Il progetto della ricerca ha come oggetto l’analisi sociologica dei fattori d’influenza (psicologici, sociali, familiari, ambientali, territoriali ed economici) del gioco con vincita in denaro nei minori a Napoli.
Questo studio che ho avuto il piacere di coordinare è nato con un gruppo composito di esperienze e di competenze. Ciò ha reso più complesso la realizzazione del lavoro e dall’altro lato ci sono stati degli spunti estremamente interessanti che sono portati avanti”. E’ quanto ha sottolineato la coordinatrice della ricerca Laura D’Angeli, business and sustainability advisor nel settore gaming ed e-sport, che è intervenuta a Napoli alla presentazione dell’indagine su minori e gioco svolta nel capoluogo campano.
Giovani e gioco d’azzardo: il 51% non distingue tra legale e illegale
“Lo spunto da cui siamo partiti è il significato di azzardo per un ragazzo. Uno che gioca capisce effettivamente il senso di ciò che sta facendo. Quindi abbiamo fatto questa indagine che ha avuto diversi target proprio con l’obiettivo un po’ di circondare il ragazzo.
Dall’analisi è emerso un disallineamento tra i genitori e i figli. I primi sostengono che hanno un ottimo rapporto con i figli (circa il 90%). Nelle interviste ai figli invece circa il 50% ha dichiarato di non avere dei buoni rapporti con i genitori. Questo testimonia che non c’è una una correlazione in questo.
L’altro elemento è rappresentato dal fatto che i giovani non conoscono la differenza tra legale e illegale. Il 51% dei ragazzi ha affermato di non saper distinguere da un punto vendita legale o illegale. Dunque, non sanno nemmeno dove sono entrati in molti casi”, ha aggiunto.
Studio sul gioco in Campania: analisi di leggi e contesto sociale
“L’obiettivo della ricerca era capire i fattori d’influenza. Ci siamo avvalsi di una metodologia complessa. Ci siamo detti partiamo dal quadro normativo, perchè il mercato del gioco è un mercato regolato, quindi andiamo a vedere qual è la normativa e come è stata applicata fino ad oggi.
Inoltre, abbiamo visto il contesto territoriale e i dati socio-economici che caratterizzano il territorio di Napoli e gli aspetti sociologici. Da tutta questa parte di analisi abbiamo estrapolato delle suggestioni e degli interventi di tipo strategico e anche delle azioni che possano rappresentare dei suggerimenti per degli interventi mirati.
Oltre alla normativa nazionale, in Campania e a Napoli troviamo anche la legge regionale del 2020 in materia di gioco, che è sempre stata una legge all’avanguardia. Prevede degli interventi sinergici di diversi soggetti. Chiaramente va valutata l’attuazione. Anche il Comune di Napoli ha varato una normativa nel 2015, ma col passare degli anni sono necessari degli adeguamenti visto lo sviluppo tecnologico”, ha detto.
Giovani a Napoli, tra scuola e gioco: i dati su assenze e competenze
“Riguardo i dati territoriali riguardanti Napoli, il punto di partenza è quello di capire il tessuto del napoletano. C’è una densità abitativa più alta rispetto alle altre grandi città metropolitane italiane e con un reddito inferiore (circa 15.000 euro) rispetto, ad esempio, alle regioni del nord. Inoltre va fatta presente anche una grande differenziazione tra i vari quartieri. Queste realtà territoriali che sembrano far emergere degli elementi di discontinuità su fattori socio-economico, in realtà non trovano un riscontro marcato sul gioco.
Gli esiti scolastici per quanto riguarda le competenze in matematica sono nettamente inferiori rispetto alla media nazionali. Un altro punto rilevato, anche dall’indagine, è quello relativo alle assenze immotivate, con circa il 50% che ha risposto si. Quindi, c’è una mancanza di obiettivi nella vita, perché se uno non va scuola, cosa fa nella vita? E chiaro che poi hai tempo per intrattenerti e andare a giocare”, ha continuato.
Gioco, doppia strategia: informazione e prevenzione nelle scuole
“Da questi elementi abbiamo individuato due direttrici. Una diretta che è l’informazione e l’altra è un intervento indiretto che coinvolge la famiglia, la scuola e comunità educativa. Per quanto riguarda la parte di educazione e prevenzione, sostanzialmente c’è un paradigma di azioni che riguardano sia la formazione dei genitori sia quella dei minori, quindi un elemento che riguarda anche il coinvolgimento delle scuole, con un educazione anche finanziaria.
E poi in merito alla regolamentazione e il controllo, una qualificazione dell’offerta con una formazione del personale e l’individuazione di strumenti come loghi standard per tutti i punti vendita che individui in maniera chiara ed evidente il divieto per minori”, ha concluso.
ap/AGIMEG









