Riapertura sale giochi, sale scommesse e sale bingo: si allontana la data del 16 gennaio. Ecco perché sono probabili altre date

Chiuse da fine ottobre in quanto considerate attività ‘non essenziali’, per sale giochi, sale scommesse e sale bingo si profila un inizio 2021 in salita. Il DPCM dello scorso 3 dicembre ha congelato fino al prossimo 15 gennaio ogni possibile riapertura, ma secondo fonti del Governo anche dopo tale data il gioco pubblico continuerà a restare chiuso.

Una vera e propria doccia fredda per tutti gli operatori e lavoratori del settore, che speravano in una ripartenza dopo le festività natalizie. Fondamentali saranno come sempre i numeri relativi all’indice dei contagi dopo l’Epifania, ma secondo i rumors il Governo avrebbe già escluso un allentamento delle misure restrittive attuali per sale giochi, sale scommesse e bingo.

Per il settore si sta dunque materializzando uno dei peggiori scenari possibili tra quelli ventilati in autunno. Saltata l’ipotesi di una riapertura a ridosso del Natale, con ulteriori gravi perdite economiche, erano in molti a sperare in una ripartenza dopo metà gennaio, quando termineranno gli effetti del DPCM, ma ad oggi sembra inevitabile uno scenario che prevede un prolungamento della fase emergenziale, fino a fine gennaio o addirittura a febbraio. In questo caso si andrebbe a profilare un lockdown vicino, nei giorni di chiusura, a quello di primavera, con conseguenze nefaste per tutto il settore, che ricordiamo al 15 gennaio 2021 sarà restato chiuso in media per oltre 180 giorni.

Lo scenario peggiore per il comparto del gioco pubblico sarebbe una chiusura prolungata fino alla prossima primavera. Ipotesi non peregrina, se è vero che nei giorni scorsi sono stati molti i virologi che hanno sottolineato che una terza ondata della pandemia avrebbe conseguenze disastrose sulla campagna di vaccinazione appena avviata, motivo per il quale le attività considerate ‘non essenziali’, come sale giochi, sale scommesse e bingo, ma anche cinema, concerti e teatri, potrebbero continuare a subire uno stop prolungato, attraverso un nuovo DPCM.

Uno scenario da incubo – sommando le chiusure di primavera con quelle autunnale ed invernali, si arriverebbe ad aprile con otto mesi complessivi di lockdown, contro quattro soli mesi di aperture – il che potrebbe rappresentare il colpo di grazia definitivo per gran parte delle imprese del settore. cr/AGIMEG