La Commissione UE ha pubblicato la sua proposta di revisione della Direttiva 2011/64/UE sulle accise del tabacco, ed in questi giorni ha aperto la piattaforma web dedicata ai contributi di cittadini, imprese, istituzioni, associazioni di categoria, organizzazioni del terzo settore, sindacati. Tutti possono esprimere una posizione, un parere o delle osservazioni sull’intera proposta o su alcune sue parti.
Ecco il contributo inviato dalla FIT – Federazione Italiana Tabaccai:
La Federazione Italiana Tabaccai (FIT), associazione di categoria che rappresenta oltre l’80% dei rivenditori italiani di generi di monopolio, esprime serie preoccupazioni sulla proposta di revisione della direttiva in materia di accise sul tabacco e prodotti correlati pubblicata dalla Commissione UE il 16 luglio scorso. FIT ritiene che la regolamentazione fiscale ipotizzata non rispetti pienamente i principi di sussidiarietà e proporzionalità, in quanto contiene soluzioni normative eccessivamente invasive e gravose, senza che la preventiva valutazione d’impatto sia stata effettuata in maniera adeguata ed oggettiva. Infatti, a titolo d’esempio, in quest’ultimo documento della Commissione UE non si coglie il legame strettissimo tra incremento della tassazione ed espansione del mercato illecito, si sottostima il numero reale di esercizi di vendita in Europa e si ignorano gli effetti economici negativi delle misure proposte sulle tabaccherie, microimprese familiari che costituiscono una rete insostituibile nel panorama distributivo e nel tessuto sociale del Paese. Prima di ogni ulteriore valutazione sulla proposta, consideriamo positivamente e riteniamo fondamentale il mantenimento dell’ipotesi di adeguamento della tassazione al potere di acquisto di ogni Stato membro, per salvaguardare la competitività del settore produttivo e distributivo italiano.
Contestiamo, invece: • l’attribuzione di una delega illimitata alla Commissione Europea per aggiornare i livelli di accisa ogni tre anni con appositi atti delegati, senza un confronto reale con il Consiglio ed il Parlamento Europeo, svuotando questi due Organi di ogni potestà regolamentare in materia ed ingerendo in modo invasivo anche sul potere degli Stati membri in materia fiscale; • l’obiettivo indicato dalla Commissione di raggiungere una equalizzazione del trattamento fiscale tra prodotti tradizionali da fumo e prodotti senza combustione, in contrasto con la posizione espressa più volte dallo Stato italiano; • la mancanza di definizioni chiare e differenziate tra le varie categorie di prodotti, che non possono e non debbono essere messe tutte sullo stesso piano, come già riconosce lo stesso Codice Doganale Internazionale; • gli incrementi spropositati ed insostenibili dei livelli minimi di tassazione, in particolare per sigarette tradizionali, prodotti del tabacco riscaldato e sigari. La Francia, l’Irlanda, i Paesi Bassi hanno dimostrato con i fatti che l’aumento eccessivo dei prezzi causa immediatamente un’espansione incontrollata di contrabbando e contraffazione a livelli drammatici, con gravissimi danni per tutti gli operatori economici, per l’erario e per gli stessi cittadini che si rivolgono al mercato illegale acquistando prodotti che non rispettano i rigorosi standard qualitativi europei, con rischi evidenti per la salute; • l’estensione dell’applicazione della direttiva fiscale anche al tabacco greggio, un prodotto non lavorato, con inutili oneri per le piccole imprese italiane, che già oggi rispettano rigorosi disciplinari di coltivazione e produzione, assicurando la tracciabilità del tabacco; • la volontà espressa in un’altra proposta parallela della Commissione UE, legata però indissolubilmente a questa revisione della Direttiva sulle Accise del Tabacco, di introdurre un prelievo diretto del 15% del gettito di ogni Stato, derivante dalle accise minime armonizzate. Si tratta di una misura che mina la stabilità di bilancio nazionale e rappresenta un precedente pericoloso per ogni altra categoria merceologica.
FIT, al contrario, vuole: • un’adeguata differenziazione delle categorie dei prodotti con più chiare definizioni, in special modo per i prodotti nazionali con e senza combustione; • una politica fiscale di maggior favore per i prodotti innovativi; • incrementi delle accise progressivi ed equilibrati, con un assetto distributivo fondato su canali controllati e su licenze o concessioni attribuite dallo Stato, come già avviene in Italia. Solo in questo modo sarà possibile coniugare gli interessi di tutela della salute pubblica e quelli erariali, agevolando investimenti, sostenibilità e concreta ed efficace protezione del mercato legale. cdn/AGIMEG










