L’Advertising Standards Authority (l’autorità per le comunicazioni del Regno Unito) ha richiamato Betway e Kwiff per annunci che, con elevata probabilità, potevano risultare attraenti per gli under 18. I due casi, diversi per piattaforma e contenuti, convergono però su un punto: la scarsa efficacia dei sistemi di verifica dell’età sui social e lo sfruttamento di elementi fortemente popolari tra i più giovani.
Nel fascicolo che riguarda Betway, di proprietà di Super Group, il reclamo nasce da uno spot su YouTube andato in onda a maggio. Il video mostrava un tifoso con in evidenza il logo del Chelsea. Secondo il ricorrente, la presenza del marchio del club di Premier League poteva attirare un pubblico minorenne, in violazione del codice pubblicitario. Betway si è difesa sostenendo che il contenuto promuoveva il programma fedeltà e non i servizi di scommessa, richiamando le linee guida che consentono di includere elementi “identificativi del soggetto dell’attività di gioco”, come i loghi delle squadre. La società ha aggiunto che nello spot non comparivano azioni di gioco, ma lo stadio; che i protagonisti erano maggiorenni e veri vincitori di concorsi; che l’uso del marchio era legittimato dalla partnership con il club; e che la pianificazione era indirizzata a utenti YouTube loggati di almeno 25 anni.

L’ASA non ha accolto la tesi. Pur ammettendo che i loghi possano comparire in forma isolata (ad esempio in chiusura), l’Autorità ha ritenuto che la ripetuta esposizione del brand calcistico lungo tutto lo spot accrescesse l’appeal sui minori. Inoltre, l’argomento del “target 25+” è stato respinto: su YouTube l’età al momento dell’iscrizione è auto-dichiarata e gli strumenti di age-gating non sono considerati sufficienti a escludere gli under 18.
Il secondo provvedimento riguarda Kwiff (Eaton Gate Gaming) per un post su X pubblicato alla vigilia del GP di Gran Bretagna 2024, con immagine di Lewis Hamilton, link a un articolo sul sito, simbolo 18+ e logo GambleAware. A segnalare il contenuto è stato un ricercatore dell’Università di Bristol, preoccupato per il potenziale richiamo del campione britannico tra i minori. Kwiff ha replicato che l’obiettivo era generare traffico verso un articolo di commento sportivo, non promuovere il gioco; che nessuno dei follower su X risultava minorenne; che in assenza di standard unici di verifica dell’età la società aveva comunque adottato misure ragionevoli; e che Hamilton, per profilo e storia, attrarrebbe soprattutto fan adulti, mentre i più giovani seguirebbero piloti più “nuovi”.
Anche in questo caso l’ASA ha respinto le giustificazioni. X ha chiarito che il post era organico e non sponsorizzato, aggiungendo di aver poi introdotto un sistema multi-step di age assurance in linea con l’Online Safety Act; ma per l’Autorità simili meccanismi, inclusa la possibilità di segnalare account sospetti, non bastano a individuare tutti i profili che dichiarano un’età falsa. Quanto alla figura di Hamilton, l’ASA ha ritenuto che la sua notorietà trasversale nel Regno Unito, alimentata da partnership commerciali, apparizioni mediatiche e una consistente fanbase under 18, gli conferisca una “forte attrattiva” per i minori. Anche questo annuncio è stato quindi giudicato irresponsabile e contrario al codice. sm/AGIMEG

