Rai 1, XXI secolo: puntata sulle dipendenze, tra le quali anche il gioco d’azzardo

Il tema delle dipendenze, a partire da quelle digitali e da social sino a quelle comportamentali, gioco patologico compreso, passando per alcol e droga, è stato al centro dell’ultima puntata del programma televisivo XXI secolo, in onda in seconda serata su Rai 1.

Alfredo Mantovano: ‘Nuove strategie del Governo contro tutte le dipendenze, inclusi ludopatie e dipendenze digitali’

Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato: “Il dipartimento che si occupa di dipendenze, da dipartimento antidroga si è trasformato in dipartimento che si interessa di tutte le tipologie di compulsività, comprese le ludopatie, le dipendenze da pornografia e da social.

Le azioni messe in campo sono soprattutto sul piano della spinta educativa. Sono azioni che interessano il Governo nel suo insieme. Penso all’intervento messo in atto dal Ministro dell’Istruzione che, già da un paio d’anni, ha vietato per le scuole elementari e medie l’uso del cellulare da parte degli adolescenti e dei bambini. E’ stata una misura che ha segnato un cambio di passo significativo.

C’è un accordo, per esempio, con la RAI, per spot, che sono già andati in onda, molto ben fatti, che richiamano l’attenzione su quanto la dipendenza faccia perdere le cose vere della vita. Vi è, poi, un lavoro avviato con lo stesso Ministro dell’Istruzione e con l’Università, per dare questo tipo di segnali, non in senso repressivo, ma in senso di richiamo alla conoscenza e alla responsabilità”.

Gioco d’azzardo: i numeri

Il gioco d’azzardo coinvolge più del 36% della popolazione adulta. Il 3% dei giocatori (pari a circa 1,5 milioni di italiani) presenta comportamenti problematici. Il dato più critico riguarda i minori: quasi uno su tre (29%) nella fascia tra i 14 e i 17 anni ha già giocato d’azzardo.

dipendenza da gioco

 

Conferenza Nazionale sulle Dipendenze: “Insieme si può” per un futuro di prevenzione

“Dal primo giorno di esistenza di questo Governo, l’obiettivo è stato concentrarsi sulla prevenzione, seguendo il motto della Conferenza Nazionale sulle dipendenze che si è svolta a Roma nel novembre dello scorso anno: “Insieme si può”.

Ciò significa che le diverse realtà istituzionali e sociali — come le istituzioni nazionali e territoriali, il servizio pubblico per le dipendenze, le comunità di recupero e le associazioni di volontariato — non devono operare come parti contrapposte in conflitto ideologico. Al contrario, sono chiamate a collaborare attorno a un unico tavolo, condividendo il problema per individuare soluzioni concrete.

Molte di queste soluzioni sono già operative, mentre altre sono state discusse e sintetizzate durante la Conferenza Nazionale. Tale conferenza, che dovrebbe aver luogo ogni tre anni, non si teneva da ben sedici anni, segnale di un precedente disinteresse per la materia. Ora, invece, gli impegni presi durante l’evento stanno iniziando a essere attuati su diversi fronti, superando l’ambito puramente medico”, ha concluso Mantovano.

Dipendenza comportamentale

Simona Pichini, Direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Droghe – ISS ha sottolineato: “Guarire da una dipendenza comportamentale è complesso. Nel caso di una sostanza spesso bisogna agire farmacologicamente e medicalmente, perché c’è proprio un cambio neurobiologico nel nostro cervello.

D’altra parte, bisogna agire in maniera differente anche perché la dipendenza da un comportamento è più accettata socialmente e, soprattutto, non si è mai isolati dalla possibilità di entrare in contatto con il comportamento. Un telefonino lo abbiamo sempre in mano per poter giocare e scommettere”.

“Si tratta di un unico gruppo di patologie che sono praticamente tutte uniformabili e riportabili ad un’alterazione del centro del piacere”, ha sottolineato Luigi Gallimberti, psichiatra e tossicologo medico. cdn/AGIMEG