Agimeg ha contattato diversi PVR, Punti Vendita Ricariche, in tutte le 20 regioni italiane. Dalla ricerca svolta dall’Agenzia Agimeg è emerso che il PVR è un servizio ormai centrale: dai territori è arrivato un giudizio unanime sul valore economico, di socialità della ricarica, che restituisce un ruolo concreto al punto fisico in un mercato fortemente digitalizzato.
Dalle risposte raccolte in tutte le venti regioni italiane emerge un quadro sorprendentemente omogeneo: l’attività di Punto Vendita Ricariche non è più percepita come un servizio accessorio, ma come uno dei cardini del lavoro quotidiano degli esercenti. La definizione più ricorrente è “servizio centrale”, un concetto che accomuna realtà molto diverse tra loro, da Cagliari a Treviso, da Matera a Milano, e che restituisce la misura di quanto il PVR sia ormai diventato parte integrante dell’identità commerciale di numerosi esercizi.
Ciò che più colpisce, osservando nel dettaglio le risposte, è che il valore del PVR non viene misurato soltanto sul piano economico, pure rilevante in alcune testimonianze, ma soprattutto come strumento di relazione. Quasi tutti gli intervistati insistono sul medesimo punto: la ricarica crea un contatto diretto, porta persone nel negozio, costruisce un rapporto di fiducia e fidelizza la clientela più di qualsiasi altro servizio analogo. La ricarica, spiegano in molti, non è mai un gesto isolato, ma un’occasione per scambiare qualche parola, capire le esigenze del cliente e generare quella continuità di frequentazione che, soprattutto in un mercato fortemente digitalizzato, restituisce un ruolo concreto al punto fisico.
È interessante notare come questa dinamica assuma sfumature leggermente diverse a seconda delle aree geografiche. Nel Nord Italia prevale una lettura più funzionale: il PVR viene considerato un servizio moderno, intelligente, capace di rafforzare l’identità del negozio in contesti urbani competitivi come Milano, Torino o Modena, dove il ricambio della clientela è continuo e il rapporto di fiducia deve essere costruito rapidamente. Nelle regioni del Centro la valutazione è più equilibrata, con un accento sulla stabilità e sulla capacità del PVR di consolidare il ruolo del punto vendita nel circuito del gioco regolamentato.
Nel Mezzogiorno e nelle Isole, invece, emerge con forza la dimensione umana del servizio. Molti esercenti raccontano che il PVR “tiene vivo il negozio”, che la gente entra “per fare due parole”, che si tratta di un servizio percepito quasi come necessario. In territori dove il rapporto personale con il commerciante è particolarmente radicato, il PVR non è soltanto un servizio tecnico, ma una vera occasione di interazione sociale. Non è un caso che diversi intervistati del Sud parlino di “punto di riferimento”, mentre in Sicilia più di un operatore sottolinea che la professionalità e la cortesia dell’esercente rafforzano l’identità stessa dell’attività commerciale.
Pur nella diversità dei contesti, un elemento accomuna tutte le testimonianze: non emerge alcuna voce critica. Nessun titolare afferma che il servizio sia marginale, secondario o superfluo. Al contrario, anche chi lo ha introdotto più recentemente rileva immediatamente una utilità concreta, sia nel flusso di clienti sia nella percezione del negozio come luogo affidabile all’interno del sistema regolamentato.
Il PVR, in sintesi, appare come un servizio che garantisce afflusso, continuità e riconoscibilità. Rafforza la prossimità, valorizza il contatto umano, dà stabilità in un settore in evoluzione e, in molti casi, rappresenta una risorsa economicamente significativa pur senza essere indicata come la motivazione principale. La sua forza, infatti, sta nella capacità di trasformare una semplice ricarica in una relazione: un passaggio che, in un mercato sempre più digitale, gli esercenti considerano un vantaggio competitivo decisivo. lb/AGIMEG

