Il riordino del gioco pubblico ha introdotto, tra le varie misure, il limite di 100 euro settimanali per le ricariche in contanti effettuate presso i PVR, i Punti Vendita Ricariche, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la tracciabilità delle operazioni e limitare effettivamente i comportamenti di gioco eccessivi. Un limite che però ha creato dubbi e imbarazzi alla rete dei Punti Vendita Ricariche, dubbi che si sono spesso trasformati in multe arrivate in seguito ai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza.
“L’esperienza concreta maturata sul territorio evidenzia tuttavia una criticità strutturale: la norma esiste, ma mancano i protocolli e i sistemi necessari per renderla effettivamente applicabile rispetto alla finalità perseguita” – spiega ad Agimeg Salvo Vullo titolare della Kogem, la più importante azienda italiana di servizi specializzati e consulenza strategica per le aziende operanti nel comparto del gioco pubblico – “Negli ultimi mesi sono stati redatti centinaia di verbali di contestazione, con sanzioni irrogate per il presunto superamento del limite settimanale, in relazione ai quali sono pervenute numerose richieste di consulenza al nostro studio, KOGEM, da parte di PVR e operatori di gioco”.
“Nel confronto diretto con gli accertatori emerge un dato rilevante: la contestazione è formalmente ancorata al quadro normativo, ma vi è al contempo una consapevolezza diffusa del fatto che non esistano strumenti tecnici idonei a consentire un controllo oggettivo, preventivo e sistemico del limite di ricarica settimanale”.
Un sistema frammentato per definizione
“Il mercato del gioco a distanza è oggi articolato su 46 concessionari, la maggior parte dei quali opera attraverso una propria rete di PVR e sistemi informatici che dialogano esclusivamente all’interno del singolo perimetro concessorio”.
“Ogni PVR, allo stato attuale, è privo di protocolli (certificati e autorizzati) idonei a verificare il rispetto del limite settimanale di 100 euro sulle ricariche. Tale verifica – spiega Vullo – risulta ancor più tecnicamente complessa qualora il giocatore effettui ricariche presso PVR riconducibili a concessionari diversi“.
L’esempio concreto che evidenzia il limite del sistema
“Per comprendere la portata della criticità, è utile ricorrere a un esempio particolarmente calzante, non per assimilare situazioni diverse, ma per evidenziare come un sistema privo di strumenti di controllo centralizzati non possa raggiungere la finalità per cui la norma è stata introdotta, ossia il controllo e la limitazione effettiva del comportamento dell’utente”.
“Si immagini una norma che limiti a 100 euro settimanali la spesa per carburante di ogni cittadino, indipendentemente dal distributore utilizzato. In una stessa città operano più compagnie petrolifere, ciascuna dotata di sistemi informatici autonomi e non interoperabili, in assenza di un contatore unico nazionale”.
“In tale contesto, il cittadino potrebbe spendere 100 euro presso un distributore della compagnia A, 100 euro presso un distributore della compagnia B e così via, arrivando facilmente a 1.000 euro settimanali, pur rispettando formalmente il limite presso ciascun operatore”.
“Ogni singolo gestore risulterebbe conforme. Tuttavia, il sistema nel suo complesso non sarebbe in grado di esercitare alcuna funzione reale di controllo o prevenzione, rendendo la norma inefficace – sottolinea il titolare di Kogem – rispetto allo scopo di limitare la spesa complessiva”.
“È proprio questo il punto che l’esempio intende evidenziare: in assenza di un’infrastruttura centralizzata di controllo, un limite cumulativo non consente di limitare concretamente il comportamento dell’utente, ma resta una previsione meramente formale. È esattamente ciò che accade oggi con i PVR”.


Il caso dei PVR in una grande città
“Traslando l’esempio nella realtà del gioco pubblico, in una grande città italiana in cui operino 10 concessionari diversi, un giocatore potrebbe ricaricare 100 euro presso PVR appartenenti a concessionari differenti, arrivando a 1.000 euro settimanali. Il risultato è evidente”:
- nessun singolo PVR viola formalmente la norma
- nessun concessionario dispone di strumenti per intercettare il superamento del limite
- il sistema non è in grado di limitare concretamente il comportamento del giocatore nonostante la previsione normativa
Sanzioni e responsabilità senza strumenti
“È fondamentale chiarire che tali protocolli non possono essere sviluppati o demandati ai singoli concessionari o ai PVR. Si tratta di strumenti di sistema, che richiedono”:
- linee guida centrali chiare e uniformi,
- specifiche tecniche condivise,
- certificazioni ufficiali,
- un’architettura centralizzata che consenta controlli effettivi e preventivi.
“Attribuire una responsabilità in assenza di possibilità di controllo equivale a trasformare un obbligo operativo in una responsabilità oggettiva, priva di strumenti concreti di prevenzione”.
Perché la norma non è in grado di raggiungere lo scopo dichiarato di controllare e limitare il gioco
“Il limite dei 100 euro è, per sua natura, cumulativo e trasversale. Senza un registro centralizzato delle ricariche, un contatore unico nazionale, protocolli di interoperabilità obbligatoria tra concessionari, la norma non è in grado di raggiungere lo scopo dichiarato di controllare e limitare il gioco. L’esperienza concreta dimostra che una norma priva di strumenti tecnici adeguati rischia di produrre incertezza, contenzioso e aggravio per le autorità competenti, senza garantire una reale tutela”.
“In assenza di tali strumenti – conclude Salvo Vullo – la distanza tra quadro normativo e realtà operativa resta evidente, e la misura rischia di rimanere più un principio dichiarato che una regola effettivamente applicabile”. ff/AGIMEG

