Durante l’inaugurazione di Terrybell Palace, la nuova sala di Romagna Giochi, a Rimini, il presidente di Astro, Massimiliano Pucci, ha posto l’accento sull’importanza dei dati reali nel dibattito politico.
Astro, in collaborazione con la CGIA di Mestre, sta conducendo la prima ricerca nazionale sulle persone in cura per il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA), con monitoraggi settimanali: “Parliamo di numeri veri, non percezioni. In Emilia Romagna i giocatori problematici sono lo 0,2%: una percentuale minima, molto lontana dalle cifre gonfiate che circolano”.
Pucci ha ricordato come la legalizzazione del gioco, avvenuta negli anni 2000, fosse stata voluta proprio per garantire maggiori controlli, entrate erariali e sicurezza per i consumatori: “All’inizio c’era una logica chiara: meglio un prodotto legale, controllato e tassato, che quello illegale e pericoloso. Ma negli anni questa logica è stata tradita da leggi contraddittorie e proibizioniste”.
Confronto con il modello americano
Pucci ha raccontato di un confronto con una data room americana: “Loro vendono dati alle aziende e alle associazioni dei consumatori. Noi, invece, raccogliamo dati per la sopravvivenza del settore. Questo fa capire quanto in Italia manchi una visione matura sul tema gioco”.
Tre principi cardine per il futuro del comparto
Secondo Pucci, è urgente fissare dei principi comuni, che siano sempre validi al di là dei cambi di governo:
-
Meglio un prodotto legale che uno illegale, perché controllato e sicuro.
-
Il gioco legale garantisce 20 miliardi l’anno allo Stato, risorse che andrebbero reperite altrove se il comparto fosse abolito.
-
Il gioco legale ha sottratto spazio alla criminalità, riducendo il peso dell’illegale.
“Le imprese non possono vivere nell’incertezza delle elezioni. Servono regole stabili, condivise da tutti, perché senza certezze non si può investire né creare occupazione”. sb/AGIMEG

