Palo (CNI): “Ricevute rassicurazioni sull’interessamento delle istituzioni locali di Salerno. Ma non abbasseremo la guardia finché non ci sarà data la possibilità di lavorare in maniera dignitosa”

“Siamo stati ricevuti dal capo gabinetto Arnaldo Agresta, con una sua collaboratrice che annotava tutto. Ci teniamo ad esprimere un ringraziamento al dottor Agresta per la massima disponibilità nell’ascoltare le nostre richieste”. Racconta così l’incontro avuto nell’Aula Consiliare del comune di Salerno Vito Palo, membro del consiglio direttivo del CNI (Confederazione Noleggiatori Italiani), associazione che era presente alla manifestazione di oggi e che ha visto scendere in piazza esercenti di varie attività tra le quali sale scommesse e sale slot. “Il loro impegno sarà quello di portare a conoscenza delle istituzioni, in primis il Prefetto, di quello che è stato detto e della volontà di confronto dei commercianti. Ci tengo a sottolineare che sono stati fatti i complimenti agli organizzatori della manifestazione per il modo di interfacciarsi con le forze dell’ordine intervenute”.

Ma la protesta, contro il lockdown imposto dall’ultimo DPCM e le misure restrittive volute dal governatore della Campania De Luca, non si fermerà qui se non interverranno fatti nuovi: “Non si può pensare di arginare il problema della pandemia diffondendo il panico. Se la situazione è questa che tutti si assumano le proprie responsabilità – spiega Palo – Nei mesi di lockdown la popolazione è stata esemplare nel modo in cui ha affrontato il problema, ha rispettato le norme in modo esemplare senza battere ciglio. Quello che invece la politica non ha saputo prevedere, anche se non era complicato immaginare la situazione che si sarebbe creata, è che passare dal tutto chiuso al tutto aperto come se nulla fosse avrebbe avuto le sue ripercussioni. Le istituzioni avrebbero dovuto adottare dei criteri di tutela e prevenzione fin dal primo giorno e mi riferisco all’utilizzo della mascherina che sarebbe dovuto rimanere obbligatorio anche post lockdown. Gli spostamenti tra regioni sarebbero dovuti essere limitati o quantomeno quelli dell’estero. Inoltre alcune attività, successivamente bloccate, avrebbero dovuto usufruire di sostegni economici da parte dello Stato perché tenerle aperte aumentava le probabilità di contagi. Noi del CNI siamo scesi in piazza al fianco dei commercianti in quanto anche noi stiamo subendo questo evolversi al negativo di una situazione già di per sé complicata. Ripeto, tornare a lavorare dopo un blocco totale di 3 mesi non è semplice ma lo è ancora di più ritrovarsi ora con restrizioni ingestibili e con uno stress mediatico incredibile. Chiudere le attività di gioco alle 21 di sera è molto difficile da gestire – sottolinea il membro del consiglio direttivo del CNI – perché certe attività del nostro settore sono quasi paragonabili a quelle dei Pub e quindi mi riferisco alle sale dedicate che lavorano principalmente in tarda serata. Questo comparto insomma è in forte crisi ma non si arrende. Abbiamo adottato tutte le procedure necessarie che ci sono state impartite per poter continuare a lavorare. Quindi basta demonizzare le attività già in ginocchio. Tanti imprenditori del mio settore hanno messo i dipendenti in cassa integrazione, ora credo siano  pronte le lettere di licenziamento andando avanti di questo passo. Vogliamo lavorare, non vivere di reddito di cittadinanza. Se la Sanità non riesce a gestire questa situazione non è colpa delle attività commerciali, anzi un grande ringraziamento va fatto a medici e infermieri , ma sono state le norme a non essere all’altezza. Se poi vogliono tenerci aperti in questo modo credo sia arrivato il momento di aiuti concreti a livello economico – ha concluso Palo –  perché non bastano 600 euro o slittare le tasse di qualche mese per dare un futuro a moltissime famiglie che vivono di gioco legale“.