Il Tribunale Penale di Reggio Calabria, nell’ambito del processo Gambling legato alle scommesse online, ha deciso di non procedere nei confronti di Antonio Pantisano Trusciglio e di prescrivere il reato legato al gioco.
“Nel Luglio dell’anno 2015 sono arrestato dal GIP di Reggio Calabria, su espressa richiesta di quella Procura Distrettuale, nell’ambito di una enorme operazione contro il gioco d’azzardo denominata “Gambling” che ipotizzava rapporti con la criminalità organizzata della Città dello Stretto”. A raccontare la vicenda è stato lo stesso Antonio Pantisano Trusciglio che si occupa da anni di attività legate al gioco online attraverso Società a lui direttamente collegate.
“Ho trascorso quasi un anno in carcere, diversi mesi agli arresti domiciliari e tutti i beni intestati alle mie Società sequestrati ed affidati ad Amministratori Giudiziari. La mia unica colpa era quella di avere intrattenuto colloqui telefonici (perfettamente leciti) con un Avvocato (oggi purtroppo deceduto) legale di riferimento di una Società con la quale avevo rapporti di lavoro. Non c’era null’altro e, soprattutto, non avevo mai avuto rapporti di alcun genere con i soggetti che si assumeva fossero vicini a famiglie di Ndrangheta di Reggio Calabria.
Il Tribunale della Libertà ha rigettato la richiesta di scarcerazione e solo dopo molto tempo sono riuscito ad ottenere, prima, gli arresti domiciliari e molti mesi dopo la completa scarcerazione. Il processo davanti al Tribunale Penale di Reggio Calabria è durato lunghi anni e solo il 30 giugno 2025 quindi dopo 10 lunghi anni quel Tribunale ha stabilito e detto la parola fine a questo calvario stabilendo che la contestata aggravante mafiosa non c’era assolutamente e, quindi, escludendola completamente dichiarando, per il restante reato legato al gioco che il tempo era trascorso e, quindi, il reato (assolutamente non aggravato da influenze mafiose) era prescritto”, ha aggiunto.
“Nel medesimo dispositivo il Tribunale ha ordinato la restituzione di tutti i beni che mi erano stati sequestrati. Oggi, purtroppo, saranno solamente macerie con mutui da pagare e non pagati negli anni da costoro.
Ho trascorso 10 anni della mia vita nel limbo più assoluto non sapendo quale avrebbe potuto essere il mio domani e nell’incertezza di poter dare un domani ai miei figli. La buona novella è che, finalmente, questa Sentenza di fatto assolutoria, ha ridato onore al mio nome infangato, soprattutto, dal potenziale collegamento con esponenti di famiglie di Ndrangheta che è elemento da sempre lontano dal mio modo di essere, dalla mia vita e dal mio lavoro”, ha concluso. cdn/AGIMEG










