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Premier League, metà dei club ha accordi con operatori di gioco senza licenza britannica: il Governo prepara lo stop

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Dieci club della Premier League rischiano di perdere complessivamente decine di milioni di sterline. Il Governo britannico sta infatti valutando di vietare le sponsorizzazioni e gli accordi pubblicitari con gli operatori di gioco privi di licenza nel Paese, rapporti commerciali che coinvolgono attualmente la metà delle squadre della massima serie inglese.

Rapporti commerciali che, secondo i piani allo studio del Governo del Regno Unito, potrebbero essere vietati dal prossimo anno, provocando alle società calcistiche perdite per decine di milioni di sterline.

È quanto emerge da un’analisi del Guardian, secondo cui il numero dei club della massima serie inglese legati commercialmente a società non autorizzate dalla Gambling Commission sarebbe salito da sei a dieci durante l’estate.

La consultazione governativa sulla proposta di vietare nello sport britannico le sponsorizzazioni degli operatori senza licenza si concluderà mercoledì 9 settembre. Da una parte la Premier League cerca di difendere una rilevante fonte di ricavi per i club; dall’altra gli operatori autorizzati chiedono regole più severe contro la promozione dell’offerta non regolamentata.

Everton, Fulham, Chelsea e Tottenham tra i club citati

Tra i casi segnalati dal quotidiano britannico figura quello dell’Everton, che ha sottoscritto un accordo triennale per la sponsorizzazione sulla manica con Stake.com, casinò online in criptovalute con sede in Australia e Curaçao e privo di licenza nel Regno Unito.

Stake.com sostiene che i propri servizi non siano disponibili per i giocatori britannici. Il Guardian osserva tuttavia che, utilizzando una rete privata virtuale, sarebbe possibile raggiungere il sito, aprire un conto e tentare di effettuare una giocata.

Il Fulham ha invece trasferito la sponsorizzazione di SBOTOP dalla maglia utilizzata durante le partite all’abbigliamento da allenamento. Altri club, tra i quali Chelsea e Tottenham, hanno rapporti che comprendono pubblicità a bordo campo o l’impiego dell’immagine dei calciatori.

Il Guardian cita inoltre 8XBet, operatore autorizzato a Curaçao ma non nel Regno Unito, che avrebbe accordi commerciali con Chelsea, Newcastle, Aston Villa, Ipswich e Coventry.

Il divieto sulla parte anteriore delle maglie sposta gli sponsor

L’aumento di queste partnership sarebbe legato anche al divieto volontario introdotto dalla Premier League a partire dalla stagione 2026-2027: i club non possono più mostrare marchi di casinò e società di scommesse sulla parte anteriore delle maglie da gara.

Il divieto riguarda anche gli operatori regolarmente autorizzati, ma non comprende le sponsorizzazioni sulle maniche, le divise da allenamento, i cartelloni pubblicitari a bordo campo e altre iniziative promozionali.

Una parte degli accordi si è quindi spostata verso gli spazi rimasti disponibili, consentendo agli operatori di mantenere una forte visibilità durante le partite e nelle attività di comunicazione dei club.

Il provvedimento colpirebbe un fenomeno già emerso nella scorsa stagione, quando diversi club inglesi avevano stretto accordi commerciali con operatori di betting rivolti soprattutto ai mercati asiatici e non autorizzati nel Regno Unito. Il divieto volontario introdotto dalla Premier League riguarda infatti soltanto la parte anteriore delle maglie, lasciando disponibili maniche, divise da allenamento, cartelloni a bordo campo e altre forme di partnership.

La Premier League contraria alla nuova stretta

La Premier League starebbe facendo pressioni contro un divieto generalizzato, sostenendo che gli operatori coinvolti si rivolgono principalmente ai mercati asiatici e che i loro servizi sono bloccati nel Regno Unito.

La normativa vigente non vieta automaticamente a un’impresa priva di licenza britannica di sponsorizzare una squadra. Le società sportive devono però verificare che l’operatore non accetti giocate da utenti presenti in Gran Bretagna e che le attività promosse risultino effettivamente inaccessibili.

La Gambling Commission avverte che le organizzazioni sportive e i loro dirigenti rischiano sanzioni, procedimenti penali e, in determinate circostanze, anche la reclusione qualora pubblicizzino attività di gioco illegali accessibili ai consumatori britannici.

L’autorità sottolinea inoltre che i sistemi di blocco degli indirizzi IP possono essere aggirati. Per questo i club devono effettuare controlli continui sui propri partner e verificare che gli utenti britannici non possano registrarsi o giocare sulle piattaforme pubblicizzate.

Entain scrive ai dieci club: “Il rischio per il calcio, per l’integrità dello sport e per la società è reale”

Gli operatori regolarmente autorizzati, tra i quali Ladbrokes e William Hill, sostengono invece la proposta del Governo. Entain, proprietaria di Ladbrokes, ha scritto ai dieci club coinvolti per richiamare l’attenzione sui rischi per i consumatori e per l’integrità dello sport.

“Il rischio per il calcio, per l’integrità dello sport e per la società è reale”, si legge nella lettera riportata dal Guardian. “Gli operatori senza licenza non sono tenuti a offrire le misure di tutela obbligatorie per le società autorizzate, tra cui l’autoesclusione tramite Gamstop, i limiti di deposito e di spesa e i controlli sulla sostenibilità economica”.

Entain ha dedicato particolare attenzione all’accordo tra Everton e Stake.com, ricordando che il primo ministro britannico Andy Burnham è un noto tifoso del club. Secondo la società, la partnership sarebbe in contrasto con la posizione assunta dal Governo contro gli accordi con operatori non autorizzati.

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La ministra britannica per il gioco, Vicky Foxcroft, avrebbe comunicato agli operatori l’intenzione del Governo di introdurre il divieto nel 2027. La Premier League potrebbe chiedere che i contratti già sottoscritti possano arrivare alla loro scadenza naturale.

Mercato nero e streaming illegale

Secondo le stime della Campaign for Fairer Gambling, nella prima metà del 2025 gli operatori non autorizzati avrebbero generato 379 milioni di sterline dagli utenti britannici. La loro quota avrebbe raggiunto il 9% del mercato online, rispetto al 2% registrato nel 2022.

Il fenomeno viene collegato anche alla pirateria audiovisiva. Il rapporto nazionale 2024-2025 dell’organizzazione sostiene che l’89% degli streaming sportivi illegali nel Regno Unito contenga pubblicità riconducibili a bookmaker del mercato nero.

La crescita delle piattaforme illegali rappresenterebbe quindi un rischio anche per la Premier League, i cui accordi per i diritti televisivi valgono circa 12 miliardi di sterline.

Il confronto britannico si concentra ora sull’opportunità di chiudere completamente agli operatori senza licenza gli spazi commerciali offerti dal calcio. Una decisione destinata a incidere sui bilanci dei club e sugli equilibri tra Premier League, Governo e industria regolamentata del gioco. sb/AGIMEG

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