“Ringrazio gli organizzatori dell’evento per il confronto di oggi e per il lavoro svolto dal mio gruppo di ricerca insieme alla LUISS Guido Carli per la misurazione della dimensione dell’offerta del gioco illegale, e sull’individuazione di quelle che sono le ragioni per le quali ci si rivolge all’offerta illegale”. Questo quanto dichiarato da Marco Piatti, Amministratore Prisma, all’evento di Fortune Italia “Giochi legali. Le opportunità della trasformazione digitale dei punti vendita” in corso a Roma.
“Il modello per la stima che abbiamo utilizzato è quello degli indicatori multipli e delle cause multiple, utilizzato anche in altri ambiti – ha aggiunto Piatti -. È chiaramente un lavoro complesso che si presta a qualsiasi speculazione in termini di validità, ma che comunque conferma il dibattito sul tema centrale della persistenza e del consolidamento dell’offerta illegale nel nostro Paese”.
“Le variabili “causa” che abbiamo considerato sono il reddito pro capite, le vincite, la dimensione dell’offerta legale autorizzata, il livello di disoccupazione, il tasso di povertà, il grado delle attività criminali, il livello di istruzione. La ricerca è sostanzialmente articolata su un periodo di riferimento che va dal 2013 al 2024 ed è anche articolata su base regionale. Le variabili indicatori sono invece la raccolta di gioco, ovvero il movimento compulsivo e i cosiddetti check-list, i controlli in termini di numerosità ed esiti dei controlli, cioè l’efficacia dell’esito, nonché gli eventi legali”.
“Le verticali “oggetto di determinazione” sono quattro. Il gioco attraverso apparecchi da intrattenimento sul canale retail, le scommesse retail, tutto l’ambito delle rotary sul canale retail, nonché tutta l’offerta sul canale di gioco online. In termini di risultato, il mercato parallelo illegale si attesta tra i 25-27 miliardi di euro l’anno, con circa un miliardo e mezzo di euro evaso. Questo succede perché nell’illegale assistiamo ad un’inversione del rapporto di composizione della spesa, nel senso che la spesa afferente all’offerta illegale sul canale digitale è superiore alla spesa afferente sul canale terrestre”.
“Un altro elemento che abbiamo preso in considerazione per valutare la dimensione dell’offerta di gioco legale è l‘analisi del rapporto tra i consumi di gioco, sempre nel periodo di riferimento, e il PIL nominale. Questo rapporto, in termini percentuali nel corso degli anni che hanno preceduto l’evento pandemico che ha caratterizzato il 2021-22, si è sempre attestato in circa l’1,1%, nel senso che la spesa per i consumi di gioco è l’1,1% dell’intero PIL”.
“Nell’ultimo anno, nel 2024, si attesta allo 0,8%. Durante gli anni della pandemia è diminuito il rapporto, nel senso che la spesa ha subito una contrazione del 10%. Questa contrazione in parte è spiegata dalla modifica dei modelli di consumo, quindi da altre tipologie rispetto al consumo che c’è, ma in parte può essere spiegata anche da una migrazione consistente e per certi versi anche favorita dal periodo pandemico, viste le diverse chiusure che hanno interessato la rete terrestre. C’è poi da considerare il fatto che si potesse giocare solo ed esclusivamente da remoto”.

“C’è un grado fisiologico di tollerabilità dell’illegalità nei diversi settori industriali, anche in quello del gioco. I giocatori vengono privati però di tutte le tutele previste dalla normativa, nel senso che non ci sono controlli su un gioco responsabile, non c’è trasparenza sulla probabilità di vincita, non ci sono garanzie sui pagamenti e non c’è nemmeno protezione dei dati personali, qualora venissero chiesti i dati personali, perché in molte circostanze non vengono richiesti. Quindi sostanzialmente il rischio è quello della esposizione delle fasce più vulnerabili di giocatori. Mi riferisco ai minori o a chi ha un potenziale additivo nel consumo”.
“Sostanzialmente l’offerta di gioco illegale presenta delle quote più vantaggiose e dei palinsesti più ampi, quindi c’è una convenienza di prezzo e una varietà di offerta. Offre anche maggiori vincite, perché l’imposizione fiscale è pressoché nulla. Ci sono minori vincoli operativi, nessun limite alle puntate, modalità di prelievo e versamento che permettono il confronto in anonimato con i giocatori”.
“Secondo me l’approccio più corretto è quello di un equilibrato realismo del sistema regolamentare del gioco pubblico approcciato dalla legislazione italiana nel corso degli ultimi venti anni. Perché in molte circostanze l’adozione di alcune misure, se vanno a tutelare il giocatore lungo quelle dimensioni che citavo prima, d’altro canto potrebbero anche favorire lo spostamento verso l’offerta di gioco illegale, poiché soddisfano appunto l’anonimato e l’assenza di tracciabilità”.
“L’esempio emblematico è quello che è successo nel 2023 con la famosa inchiesta che ha coinvolto i professionisti del calcio. I professionisti del calcio lavoravano su piattaforme che garantivano loro il compenso in modo anonimo e l’assenza di tracciabilità”, ha concluso Piatti. sp/AGIMEG

