Si è svolto oggi a Napoli, organizzato dall’AGSI – Associazione Gestori Scommesse Italia, il convegno dal titolo: “Giochi legali: la lentezza delle riforme, ritardi e danni”. Durante l’iniziativa è stato fatto il punto sulla situazione attuale del comparto, evidenziando i ritardi e le conseguenze negative derivanti dalla lentezza delle riforme, nonché analizzando le principali criticità che quotidianamente penalizzano le imprese operanti nel settore dei giochi legali.
“Esiste un contrasto nella Costituzione sul principio di proporzionalità. L’art. 32 garantisce il diritto alla salute, l’art. 41 rilancia con l’iniziativa privata. Abbiamo fatto tanti convegni nazionali e internazionali sul diritto dei lavoratori e delle aziende e il relativo contemperamento. Si deve guardare all’equilibrio tra le due esigenze, è un discorso non politico ma come tutela della collettività. Faccio un plauso alle società che operano nel settore che chiedono regole, e quale comparto ragiona così, rifiutando l’illegalità? Quando c’è un interesse così grande, come introiti del settore del gioco, lo Stato da una parte agisce e dall’altro ignora, ha tutto l’interesse che si vada avanti come iniziativa privata ma tutelando le persone dalla patologia, specialmente tra i giovani, creando una conseguenza sociale e familiare molto grave. Ci vuole ordine e regolamentazione. Ci sono limitazioni di orari e di luoghi, ma dove ci sono molti soldi c’è delinquenza. Non ci vogliono leggi piccole che ingolfano il sistema, ci vuole un testo unico generale. Le Regioni non hanno torto a riflettere sulle criticità delle varie aree, laddove c’è una presenza di criminalità organizzata. Bisogna combattere tutti insieme il fenomeno del gioco illegale. Mi auguro che le associazioni facciano corpo unico, indirizzandosi tutte su un unico progetto per aumentare il potere contrattuale nel ridefinire la normativa. Gli enti locali vogliono partecipare agli introiti. Quindi bisogna tutelare il territorio, i giovani e il diritto all’iniziativa privata. Serve quindi un testo unico, aumentando il potere delle proposte delle associazioni affinché venga legiferato. I politici sono lenti spesso, perché vogliono attuare sempre bastone e carota. Perciò le associazioni riunite possono semplificare il processo, l’assenza di una federazione costituisce un vuoto importante per chiedere la regolamentazione”, ha sottolineato Franco Capasso, docente del Master in Pubblica Amministrazione dell’Università Vanvitelli e avvocato.
“Porto i saluti di Sergio D’Angelo, dispiaciuto per non aver potuto partecipare. Sapar continuerà ad essere al fianco delle associazioni, oggi noi gestori di AWP abbiamo problemi con concessionari che hanno forza economica e non fanno rispettare i contratti in essere. Stiamo chiedendo allo Stato di istituire la figura del gestore, che finora non è mai stato inserito tra concessionario ed esercente”, ha spiegato Salvatore Aprea, in rappresentanza di Sergio D’Angelo, presidente di Sapar.
“Penso di aver fatto cose positive per il settore del gioco e faremo il massimo per aiutarlo con la massima legalità con forte attenzione alla ludopatia. Capisco le problematiche del settore in quanto imprenditore e siamo pronti a collaborare”, ha specificato l’ex deputato Gianfranco Librandi.
“Emerge un quadro normativo frammentario e inesistente – ha continuato Giuseppe Catapano, Rettore dell’Accademia Universitaria degli Studi Giuridici Europei (AUGE) -. L’associazione assume un ruolo sempre più importante perché rappresenta la validità della partecipazione, non è solo un soggetto giuridico, anche se non è fattivamente riconosciuta. L’AGSI fa passi da gigante, dialoga con le istituzioni per far valere piccoli diritti come la possibilità di aprire un conto corrente per gli operatori. Grazie all’interessamento di questa associazione, ha fatto sì che sia sorto un impegno politico per un lavoro legislativo. Ma non basta. Chiediamo un testo unico. Il comparto del gioco fisico è l’unica impresa che anche dopo il Covid aumenta i fatturati, con un +46% e collabora con le istituzioni per la lotta alla criminalità organizzata. Tutto questo ha di contro una raccolta di circa 200 miliardi, raccogliendo il doppio dell’istituto centrale di credito cooperativo. Gli operatori raccolgono fondi. Dovrebbe essere la banca a venire da loro e non il contrario. Manca il lavoro istituzionale, ci dobbiamo unire per partorire un testo unico. Con l’università che rappresento faccio un lavoro di ricerca per il settore, che cresce senza che tra l’altro ci siano i presupposti. Non dobbiamo parlare di patologia, gli esercenti sono un altro tipo di categoria, che agiscono secondo quelle regole date dalle istituzioni. Ci si è chiesti se la propria attività rientra nella zona ZES? Eppure il gioco è un’attività produttiva, con un codice ATECO. L’associazione ha già posto queste domande e in generale questi enti dovrebbero unirsi in una federazione che porta avanti un grido importante, che non va demandato alle aule della magistratura. Questi incontri devono essere confronti per partorire proposte e delineare esigenze. Oggi le banche sono sanzionabili se si rifiutano di aprire un conto corrente perché escludono una categoria. Questi confronti vanno ripetuti di continuo, affinché le istanze arrivino a chi di dovere. La politica deve far crescere questo figlio. Ecco che manca il testo unico e mi sono reso disponibile alla collaborazione anche con i nostri docenti per l’elaborazione di questo testo. Il sistema del gioco è una struttura di intermediazione finanziaria. È necessario regolamentare l’applicazione delle norme per l’esercizio dell’attività, il settore è un polmone economico. Il gioco esiste ed è regolamentato, merita un progetto normativo che unisca le istituzioni e i Paesi, perché non deve vietare la crescita. Questo si traduce che il comparto dei giochi diventi il primo settore. L’Unicredit ha raccolto 70 miliardi, il gioco invece viaggia al triplo. Per questo bisogna creare la base di partenza da sottoporre al politico di turno. Nel bilancio manca la voce dei giochi, eppure è un comparto produttivo”.
“Quando si parla di gioco, anche sotto il profilo ordinamentale merita un’attenzione particolare. Oggi è importante il ruolo di AGSI, il presidente Chiacchio riunisce le varie discipline dei saperi, dalla giustizia alla sanità per i fenomeni patologici che spesso colpiscono i giovani, con un approccio non strutturato che può portare a problematiche più serie. Si fa una sintesi delle proposte partendo dallo stato dell’arte. Nel 2024 c’è stato un confronto con le associazioni, è necessario che le proposte siano sottoposte con un profilo chiaro e netto. Purtroppo la normazione si sta spostando dal Parlamento al Governo con necessità di conversione delle leggi che a volte sovraccarica il sistema e cambia le priorità. Sono chiare le indicazioni del codice penale e del codice civile sul gioco patologico e l’esercizio delle scommesse. Spesso le disposizioni si riducono a commi nelle legge di bilancio, che introducono piccole innovazioni sulla materia, che di volta in volta pongono esigenze di riordino rispetto a un mondo frammentato tra le previsioni del Governo e degli enti locali. Quelle norme, con l’evoluzione dei tempi e del gioco, pongono necessità di adattamenti che l’associazione propone al passo con le evoluzioni. Nel corso degli anni, abbiamo affrontato tante volte il tema della tracciabilità delle giocate e dei flussi legati al gioco, della fiscalità, del lavoro. È una realtà multiforme che merita attenzione. Parlare di ritardi e danni è giusto, sono aspetti conclamati. La proliferazione dei regolamenti comunali, regionali, nazionali ed europei pone un tema delicato. Il riordino serve ad avere una scorta di poche e brevi indicazioni normative. Una volta al Consiglio di Stato è stato sottoposto un articolato complesso che ha richiesto l’intervento di esperti dell’Accademia della Crusca per questioni di linguaggio. C’è la necessità di velocizzare la formazione orientata al contrasto del gioco patologico. Ci sono altri temi importanti: le distanze, la tassazione, il sistema creditizio che mette in atto una forma di discriminazione nei confronti del gioco legale. Servirebbe l’istituzione di un direttore tecnico nei centri specializzati del settore. Il tema della comunicazione deve essere reso ancora più incisivo. Poi ci sono i controlli e su questo non c’è necessità di intervento. La situazione oggi vede un punto di svolta. Questo convegno è una specie di Stati generali del settore, intanto il Parlamento sarà bloccato sulla legge di bilancio fino alla fine dell’anno. Si può inserire con degli emendamenti la richiesta di un testo unico del gioco legale, con 4-5 articoli netti e chiari. È questo il messaggio e l’augurio che devono venir fuori, per le associazioni e i cittadini, senza diffidenza”, ha detto Francesco Urraro, vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa presso il Consiglio di Stato.
“Sono temi particolari e i confronti sono importanti. Le imprese vanno tutelate. Il gioco porta 12 miliardi all’anno e va regolamentato. Ciò che mi interessa è tutelare gli introiti dello Stato e regolare l’approccio rispetto a questo tipo di impresa, che si avvicina a un concetto di devianza quando si parla di minori. Su questo dobbiamo essere responsabili e ci dobbiamo rendere conto che l’adolescenza vada tutelata. Il gioco caratterizza la cultura napoletana, col tempo sono arrivate le norme e ciò che diventa legale è qualcosa che viene sottratto alla criminalità e questo è un onore e un monito per le istituzioni. La politica deve schierarsi con chiarezza perché la soluzione ibrida non funziona: il cittadino poi non riconosce il bene e il male. Noi politici dobbiamo ascoltare e voi dovete dare le linee di condotta alla politica. I ragazzi devono approcciarsi al gioco con responsabilità e all’età giusta. Le scommesse in genere servono a esaudire un desiderio, ma vorrei che la politica puntasse a scommettere sul diritto alla felicità”, ha sottolineato la candidata M5S al Consiglio regionale della Campania, Teresa Di Giulio.
Antonio Milo, ex parlamentare, ha spiegato: “I nostri problemi non sono cambiati nel tempo. Penso che dobbiate darvi un po’ di spinta in più. Voi avete un ruolo importante e fondamentale, che interessa molto anche il Ministero dell’Interno. Al di là dell’introito dei 12 miliardi a cui si faceva riferimento, immaginiamo quanta evasione ci sia, con altri miliardi che ingrossano la criminalità. Il mercato parallelo è illegale, senza mezzi termini, e non è un fenomeno locale. Nel foraggiare l’illegalità c’è la complicità dello Stato e mi assumo la responsabilità di questa affermazione. Su ogni legge di bilancio c’erano emendamenti da associazioni del settore del gioco, che purtroppo erano impossibili. Se non si va per gradi, pensando al problema di natura economica, non si arriverà mai a una riforma seria. Deve essere sottoposta una riforma, perché i legislatori non sono competenti nel settore. Altrimenti è lunga arrivare ad una conclusione, bisogna trovare i canali giusti”.
“L’amministrazione comunale è attenta all’organizzazione del gioco legale. Mi rendo conto delle difficoltà evidenziate, chi è riconosciuto ha delle regole e deve rispettarle, questa è la garanzia per chi svolge un ruolo pubblico. L’altra metà si muove senza regole e io sono felice di promuovere le regole. Il lavoratore dipendente paga le tasse, chi non ha nessun tipo di riconoscibilità fa ciò che vuole e non partecipa alla crescita del Paese. Il settore del gioco muove l’economia nazionale, la politica dovrebbe seguire con più attenzione queste vicende”, ha concluso Massimo Cilenti, Presidente della Commissione Politiche Sociali del Comune di Napoli. lp/AGIMEG










