Mortali (Centro Nazionale Dipendenze dell’Istituto Superiore Sanità): “Creiamo l’autoesclusione anche per il gioco fisico”

Claudia Mortali, primo ricercatore del centro nazionale dipendenze e doping all’Istituto Superiore di Sanità, è intervenuta durante il tavolo dedicato alle dipendenze comportamentali durante la 7° Conferenza Nazionale sulle Dipendenze. Mortali ha esposto le quattro proposte che saranno sottoposte ai ministri competenti.

La prima proposta riguarda il riconoscimento della patologia e non come vizio. Deve iniziare il sistema sanitario nazionale, perciò abbiamo proposto che fossero assicurati i LEA (livelli essenziali di assistenza). Abbiamo parlato molto di formazione, a partire dai professionisti sanitari. Le dipendenze non hanno una specializzazione dopo la laurea in Medicina, ma comunque non basterebbe perché servirebbe un corso obbligatorio in tutti i corsi di laurea di professioni mediche affinché siano i primi a poter intervenire e sono loro stessi che possono sensibilizzare la popolazione. La formazione deve riguardare anche i concessionari e il personale delle sale, affinché possano riconoscere i segnali della crisi e intervenire”.

La seconda macroarea riguarda le linee d’azione e i protocolli condivisi, affinché siano un punto di riferimento per gli operatori che garantisce un’offerta assistenziale equa. Questo per poter attenzionare la popolazione vulnerabile”.

La terza proposta riguarda il facilitare l’accesso precoce e personalizzato ai servizi, riorganizzando totalmente i setting. È necessario avere strutture alternative ai SerD – ma sempre coordinate da loro – che soffrono dello stigma che tutti conosciamo, specialmente con alcuni target come giovani e donne. Questo garantirebbe maggiore flessibilità nella presa in carico. Una volta rinforzati e allargati i servizi, si possono armonizzare e integrare. Per quanto riguarda il gioco, l’esempio che portiamo è una rete di supporto ai debiti, perché sappiamo che il giocatore patologico non si può curare se non si risolve la sua situazione finanziaria”.

La quarta proposta non riguarda una persona già malata. I prodotti del gioco sono cambiati, non è più solo fisico ma oggi c’è tanto online che si può sviluppare ancora molto. Il gioco e i videogiochi si somigliano sempre di più. Quindi vogliamo che si crei un tavolo per ridefinire i determinanti sociali e commerciali del gioco e del gaming alla luce dei nuovi sviluppi tecnologici. Il gioco è sotto i monopoli, speriamo che possano essere rivisti i limiti che non sono più idonei, come la sola richiesta del codice fiscale per accedere. C’è anche il problema dell’autoesclusione che esiste solo per il gioco online e confidiamo che ci possa essere anche nel gioco fisico, questo può avvenire anche durante la terapia. Stesso discorso per il gaming, non si può soltanto limitare la vendita. Bisogna mettere il focus sui prodotti per capire come regolarli”. sm/AGIMEG