I mercati predittivi stanno vivendo una fase di forte espansione, spingendo sempre più in là il confine tra strumenti finanziari, scommesse e speculazione su eventi futuri. Il fenomeno riguarda piattaforme che consentono agli utenti di investire denaro sull’esito di qualunque scenario: consultazioni politiche, andamento del Bitcoin, conflitti internazionali, risultati sportivi e persino eventi legati a crisi geopolitiche.
Il volume delle puntate – come riporta un articolo del Domani – sarebbe passato da 1,2 miliardi di dollari al mese nel 2025 al record di 23,9 miliardi di dollari nel marzo 2026, con 192 milioni di transazioni. Tra i principali operatori figurano PredictIt e Kalshi, mentre la piattaforma più nota e controversa resta Polymarket, fondata nel 2020 a New York da Shayne Coplan. Il sito opera su blockchain e utilizza stablecoin ancorate al dollaro, con oltre 700mila utenti attivi al mese. Insieme a Kalshi, Polymarket controllerebbe circa il 90% del mercato.
Le complessità etiche e normative

Il settore, però, è al centro di forti tensioni regolatorie. In molti Paesi, compresa l’Italia, queste piattaforme hanno una considerazione più vicina al gioco d’azzardo non regolamentato che a veri derivati finanziari. Kalshi risulta bloccata in varie giurisdizioni europee, mentre Polymarket sarebbe consultabile ma non utilizzabile per scommettere denaro. Anche negli Stati Uniti il quadro resta complesso: Kalshi è regolamentata a livello federale, ma contestata da diversi Stati; Polymarket, dopo restrizioni fino all’autunno 2025, ha lanciato una versione destinata al mercato americano, per ora accessibile solo su invito e con verifica dell’identità.
Accanto alla questione normativa emerge quella etica e di sicurezza. Il Domani sottolinea infatti come la possibilità di speculare su guerre, attacchi militari, uccisioni o crisi internazionali ponga interrogativi che vanno oltre il piano morale. Il timore è che questi mercati non si limitino a registrare aspettative, ma possano influenzare comportamenti reali, diventando un fattore nei processi economici e geopolitici.
Sul tema pesano anche sospetti di insider trading e uso improprio di informazioni riservate. L’integrazione delle quote di Polymarket in circuiti informativi sempre più ampi, fino ai terminali finanziari e ai media, alimenta inoltre il rischio di “profezie che si autoavverano”, rafforzando l’idea che i mercati predittivi rappresentino una nuova frontiera della finanziarizzazione di ogni evento. sm/AGIMEG

