Home Attualità Pubblicità giochi su YouTube, Capitanio (Agcom): “La sentenza Ue riconosce la responsabilità editoriale di Google”

Pubblicità giochi su YouTube, Capitanio (Agcom): “La sentenza Ue riconosce la responsabilità editoriale di Google”

Massimiliano Capitanio commissario agcomMassimiliano Capitanio commissario agcom

Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio è intervenuto oggi su LinkedIn per commentare la sentenza con cui la Corte di giustizia dell’Unione europea (causa C-421/24) ha stabilito che Google può essere ritenuta responsabile dei video pubblicati su YouTube da un creatore di contenuti legato alla piattaforma da una partnership commerciale, qualora abbia esaminato il canale e i suoi contenuti prima di concludere l’accordo. Per Capitanio si tratta di un principio che rafforza l’azione quotidiana dell’Autorità a tutela degli utenti, a partire dai minori.

I giudici di Lussemburgo si sono pronunciati su rinvio del Consiglio di Stato, chiamato a decidere sulla sanzione da 750.000 euro inflitta nel 2022 dall’Agcom a Google per video che promuovevano il gioco online in violazione della normativa italiana. Secondo la Corte, in queste condizioni Google non svolge un’attività puramente tecnica e non può quindi beneficiare delle deroghe di responsabilità previste per gli hosting provider.

Capitanio: “Io la chiamo responsabilità editoriale”

Nel suo post il commissario ha sintetizzato così la portata della decisione: Google “può essere chiamata a rispondere dei video pubblicati su YouTube quando non si limita a ospitarli ma li seleziona, controlla e monetizza. Io la chiamo responsabilità editoriale“.

Capitanio ha ripercorso l’origine della vicenda, nata dalla Delibera n. 275/22/CONS del luglio 2022, con cui l’Agcom sanzionava Google Ireland per aver veicolato, attraverso i canali di un creator legato a YouTube da un accordo di partnership commerciale, la pubblicità di siti di gioco in violazione del Decreto Dignità

I canali funzionavano di fatto come vetrine, ha spiegato il commissario Agcom, descrivendo video settimanali che reclamizzavano decine di siti di scommesse con vincite in denaro, abbonamenti a pagamento versati direttamente alla piattaforma e “persino l’invito rivolto agli utenti, a prescindere dall’età, a inviare i propri video di vincita, che i gestori poi diffondevano“.

Google si era difesa invocando il regime di esonero dalla responsabilità riconosciuto agli hosting provider dall’articolo 14 della direttiva e-commerce, in base al quale un prestatore che si limita a memorizzare i contenuti forniti dagli utenti non risponderebbe della loro liceità. La Corte, ha osservato Capitanio, “è stata di tutt’altro avviso“: chi esamina un canale YouTube per concludere una partnership, e dunque un accordo di condivisione dei ricavi, “acquisisce una conoscenza concreta di ciò che diffonde e non può rifugiarsi dietro le deroghe di responsabilità pensate, invece, per chi svolge un ruolo meramente tecnico“.

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“Uno strumento in più per proteggere le persone, a partire dai minori”

Il principio è semplice e per certi versi decisivo: chi conosce, seleziona e monetizza non è un intermediario neutro e non può invocarne le tutele“, ha aggiunto il commissario. Una pronuncia che, a suo giudizio, rafforza il lavoro che Agcom conduce ogni giorno e offre uno strumento in più per proteggere le persone, a partire dai minori, da contenuti, come la pubblicità del gioco d’azzardo, che l’ordinamento italiano espressamente vieta“.

Capitanio ha infine chiarito il perimetro dell’intervento: “Nessuno vuole imporre alle piattaforme obblighi di controllo preventivo, ma non è nemmeno accettabile che vengano tollerati contenuti illegali o nocivi come quelli che istigano all’odio o alla violenza o promuovono comportamenti criminali. Questa sentenza fa bene a tutti, anche alle stesse piattaforme“. fp/AGIMEG

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