Il Tribunale del Popolo di Hanoi ha avviato il procedimento contro 141 imputati coinvolti in uno dei più vasti casi di gioco illegale mai scoperti in Vietnam, con puntate per oltre 2,5 trilioni di dong vietnamiti, pari a circa 106 milioni di euro.
L’indagine riguarda attività di gioco elettronico illegale condotte all’interno del King Club, situato al primo piano del Pullman Hotel della capitale.
Le accuse e i protagonisti del caso
Il processo, iniziato il 28 ottobre e destinato a protrarsi fino al 12 novembre, vede cinque persone accusate di aver organizzato attività di gioco non autorizzate, mentre 136 imputati sono accusati di avervi partecipato.
Tra gli indagati figurano anche ex funzionari di alto livello, tra cui Ho Dai Dung, ex vicepresidente del Comitato del Popolo della provincia di Phu Tho, e Ngo Ngoc Duc, ex segretario del Partito di Hoa Binh.
L’origine dell’indagine e il denaro sequestrato
L’inchiesta ha avuto origine il 22 giugno 2024, quando la polizia ha arrestato 14 persone sorprese a giocare su macchine elettroniche con premi all’interno del Pullman Hotel.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 13 miliardi di dong in contanti, circa 1 milione di euro, oltre a 1,1 milioni di dollari e altre valute estere.
Le attività illegali del King Club
Il King Club è gestito dalla Viet Hai Dang Company, società autorizzata a offrire giochi elettronici riservati esclusivamente a clienti stranieri.
Secondo l’accusa, a partire da gennaio 2020, il direttore sudcoreano Kim In Sung e i manager locali Nguyen Dinh Lam e Nguyen Truong Giang avrebbero permesso anche ai cittadini vietnamiti di partecipare illegalmente.
Tra febbraio e giugno 2024, centinaia di persone avrebbero scommesso sotto la supervisione del gruppo, che avrebbe trattenuto tutti i profitti. Kim, ritenuto il principale organizzatore, avrebbe guadagnato circa 9,2 milioni di dollari (oltre 8,5 milioni di euro) prima di fuggire in Corea del Sud, dove risulta tuttora ricercato.
Le implicazioni per il sistema di controllo
Il Ministero della Pubblica Sicurezza ha segnalato che il caso ha approfittato di lacune normative presenti nel Decreto 121/2021, che limita l’accesso ai giochi nei casinò ai soli stranieri.
Il processo è considerato un banco di prova per la vigilanza regolatoria nel settore dei giochi, in un momento in cui il mercato vietnamita sta conoscendo una rapida espansione.









