“La normativa antiriciclaggio è una normativa di prevenzione, la Guardia di Finanza si concentra sulle attività preventive perché rappresenta la chiave per poter chiudere il cerchio e evitare poi di reprimere fenomeni di infiltrazione della criminalità nell’ambito del gioco illegale. Quindi per cercare di perimetrare regolarmente il gioco, è opportuno che ci sia una collaborazione attiva da parte degli operatori, possano prontamente segnalare operazioni sospette all’Unità di Informazione Finanziaria e di conseguenza alla Guardia di Finanza che effettua gli opportuni approfondimenti”. Lo ha detto il maggiore Cosimo Nacci, capo Ufficio operazioni di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, intervenuto nel convegno “In nome della legalità”, organizzato da Codere Italia.
Gli obblighi della normativa antiriciclaggio
“La normativa antiriciclaggio che regola il settore del gioco è sconosciuta e bisognerebbe sensibilizzare gli operatori di gioco che rientrano nelle categorie obbligate ai fini antiriciclaggio. Gli obblighi antiriciclaggio sono suddivisi in tre macrocategorie e sono: identificazione della clientela, conservazione dei dati, segnalazione di operazioni sospette”.
“È previsto l’obbligo perentorio di identificazione della clientela da parte degli operatori a seconda della tipologia di gioco. Il gioco si suddivide in tre grandi macrocategorie: gioco fisico, a distanza e casa da gioco. Il gioco a distanza, dall’ultima analisi nazionale dei rischi di riciclaggio di finanziamento del terrorismo, rappresenta un rischio di illegalità abbastanza significativo. Quindi il livello dei controlli si alza nel momento in cui si effettuano controlli nell’ambito di tale settore. Proprio per questo l’identificazione della clientela in tale tipologia di settore è sempre prevista, a prescindere dall’importo che viene giocato dal singolo giocatore”.
“Mentre nel gioco fisico, nel momento in cui le operazioni di gioco sono pari o superiori a 2.000 euro, ma comunque il legislatore ha previsto una clausola di riserva che obbliga il distributore ad effettuare l’identificazione della clientela quando vi siano situazioni di riciclaggio o comunque sospetti che il cliente stia impiegando nell’attività di gioco proventi illeciti di qualsiasi tipologia”.
Le condotte tipiche della criminalità organizzata
“Ci sono degli schemi di comportamenti anomali che sono classificati e che il giocatore pone in essere nel caso in cui i proventi utilizzati derivino dall’attività illecita. Per fare degli esempi concreti, riferendoci ad esempio alle VLT, il giocatore inserisce contanti per effettuare la giocata. Continua a continuare la giocata e ottiene il ticket di risposta da parte della macchinetta e successivamente chiede l’incasso. Questa è una condotta tipica, diciamo abbastanza semplice, ma tipica, di impiego di denaro ovviamente di provenienza illecita per poter poi riciclarlo per il tramite delle VLT”.
“Ancora, nelle case di gioco, acquistare delle fiche e in un breve arco di tempo richiedere il cambio di queste fiche a nome di un portatore diverso rispetto da quello originario dove aveva effettuato originariamente la giocata. Queste sono delle condotte tipiche che vengono utilizzate da soggetti contigui alla criminalità organizzata per utilizzare proventi contanti derivanti da ovviamente attività illecite che possano essere traffico di sostanze stupefacenti anche a livello internazionale, usura, estorsioni. Sono questi i reati oggetto di maggiore riciclaggio e impiego, soprattutto nel territorio calabrese, per il tramite dell’utilizzo del contante”.
“Il contante rappresenta lo strumento di pagamento per eccellenza utilizzato nei sistemi di gioco e proprio per questo la normativa antiriciclaggio ha previsto delle casistiche particolari che impone a gestori e operatori di segnalare queste situazioni all’unità di informazione finanziaria. Non equivale a una denuncia, ma ne rappresenta l’anticamera, in quanto nella stragrande maggioranza dei casi vediamo poi, dall’analisi dei flussi finanziari, l’origine illecita del denaro”.
La lotta all’evasione fiscale
“C’è un fenomeno che particolarmente insiste sul territorio. In generale i fenomeni sono molteplici, e rispondono a tre settori nei quali la Guardia di finanza opera tutte le attività del gioco legale: settore fiscale, settore economico-finanziario, quindi riciclaggio del denaro di cui abbiamo parlato in precedenza, e settore di pubblica sicurezza, quindi del rispetto delle leggi, del TULPS. Il settore fiscale è un settore in cui statisticamente noi abbiamo conseguito diversi risultati di servizio”.
“Molto spesso, all’atto delle effettuazioni di controllo, rileviamo l’estrazione delle schede inserite all’interno dei videoterminali, cioè le schede, che devono essere collegate all’ADM e comunicare tutte le giocate effettuate dai clienti. All’atto dei controlli rileviamo o la presenza di doppie schede, oppure la manomissione delle stesse, che all’esterno hanno un microfono con dei dispositivi di anti-estrazione che rilevano nel momento in cui la scheda viene violata, il fatto che sia stata aperta e quindi modificata da parte del distributore di gioco”.
“Nel 2025 abbiamo eseguito un’attività delegata dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catanzaro, in cui è stato contestato una base imponibile sottratta a tassazione di 4 milioni e mezzo di euro, con un recupero del PREU evaso di circa un milione e mezzo. Questo perché abbiamo rinvenuto diversi esercenti che utilizzavano queste macchinette che erano sprovviste di collegamento all’Agenzia delle Dogane e Monopoli, quindi una parte delle giocate veniva comunicata, mentre una restante parte, tramite l’utilizzo di una doppia scheda, era oggetto di evasione totale”.
“L’attività della Guardia di Finanza si è concentrata sulla ricostruzione della base imponibile sottratta a tassazione, in sequestro derivano tali centri, c’erano queste sale da gioco, avevano disponibilità di conti in Bulgaria, dove poi facevano transitare le somme derivanti dall’evasione fiscale. L’attività si è concentrata non solo sulla repressione del gioco illegale, ma anche sul recupero a tassazione a favore delle aree dei proventi illeciti derivanti. Oltre a questo, si sono affiancate anche diverse attività in approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette. La Guardia di Finanza, quale polizia economico-finanziaria, è l’unica a poter approfondire le segnalazioni di operazioni sospette che derivano dai soggetti obbligati”.
Le conclusioni di Nacci
“Noi abbiamo un’estrema sensibilità su questo tema in quanto un’attività di prevenzione è l’unica che riesce ad intercettare la commissione del crimine. La prevenzione dell’antiriciclaggio ha un senso nel momento in cui l’operatore di gioco segnala alla Guardia di Finanza l’attività probabilmente illecita e interveniamo tramite la ricostruzione dei flussi finanziari”.
“Abbiamo approfondito diverse segnalazioni di operazioni sospette, alcune delle quali sono state contestate in ipotesi di riciclaggio e reimpiego di proventi derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti. Vi erano diversi soggetti che utilizzavano sia siti di scommesse che punti fisici di gioco per il cambio di ticket e, ovviamente, la reintroduzione del circuito dell’economia legale di proventi di denaro contante derivanti direttamente dall’attività di traffico antinazionale di sostanze stupefacenti”. sm/AGIMEG










