Home Attualità Nigeria, scontro istituzionale sul nuovo Central Gaming Bill 2025: le autorità statali accusano il Parlamento di violare la Costituzione e la Corte Suprema

Nigeria, scontro istituzionale sul nuovo Central Gaming Bill 2025: le autorità statali accusano il Parlamento di violare la Costituzione e la Corte Suprema

La Federation of State Gaming Regulators (FSGRN) della Nigeria ha espresso una ferma opposizione al progetto di legge Central Gaming Bill 2025, attualmente in esame presso l’Assemblea Nazionale. Il provvedimento punta a creare un sistema unico di controllo e tassazione del gioco e delle lotte a livello federale.

L’associazione dei regolatori statali ha definito la proposta una violazione diretta della Costituzione e dell’autorità della Corte Suprema, sostenendo che il testo contraddica un principio già sancito a livello giudiziario.

Il precedente della Corte Suprema e la questione delle competenze

La FSGRN ha ricordato una sentenza del 2024 con cui la Corte Suprema ha stabilito che la regolamentazione di giochi e lotterie spetta esclusivamente ai governi statali, annullando di fatto il precedente National Lottery Act. Quella decisione aveva escluso qualsiasi intervento delle agenzie federali nel controllo del settore all’interno dei singoli Stati.

Alla luce di tale pronuncia, i regolatori locali ritengono che ogni nuovo tentativo legislativo da parte dell’Assemblea Nazionale rappresenterebbe una violazione del principio di separazione dei poteri e della supremazia costituzionale.

L’appello delle autorità legali e i possibili rischi istituzionali

La FSGRN ha sollecitato gli organismi legali del Paese, compresa la Nigerian Bar Association, a difendere pubblicamente l’indipendenza del potere giudiziario e a contrastare qualsiasi iniziativa che limiti le competenze statali.

Secondo vari osservatori del settore legale, se il Parlamento dovesse proseguire con l’approvazione del disegno di legge, il Paese rischierebbe un nuovo conflitto costituzionale, con effetti diretti sull’equilibrio federale e sull’autorità della Corte Suprema. ng/AGIMEG

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