Nel Regno Unito una nuova indagine condotta dal professor Patrick Sturgis ha analizzato le ragioni per cui le stime di partecipazione al gioco e dell’indice PGSI (Problem Gambling Severity Index) variano tra rilevazioni online autocompilate, come il Gambling Survey for Great Britain (GSGB), e interviste dirette, come l’Health Survey for England (HSE) o l’Adult Psychiatric Morbidity Survey (APMS).
Fattori che influenzano i risultati
Secondo lo studio, citare esplicitamente il gioco nell’invito al sondaggio non ha modificato il tasso di risposta, ma ha aumentato di 4 punti percentuali le segnalazioni di partecipazione, con una crescita di 1,8 punti tra chi ha registrato punteggi pari o superiori a 1 nel PGSI, sebbene senza significatività statistica.
La modalità di intervista ha avuto un impatto più rilevante: le compilazioni online hanno registrato un tasso di punteggio PGSI ≥1 superiore di 4,4 punti rispetto alle interviste telefoniche, pari a quasi il 50% in più. L’aggiornamento dell’elenco delle attività di gioco non ha invece prodotto variazioni significative nelle stime.
Implicazioni e sviluppi
Il direttore ricerca e politiche Ben Haden ha dichiarato che i risultati rafforzano la fiducia nei dati del GSGB e aiutano a comprendere le discrepanze tra indagini diverse. La Commissione prevede di aggiornare le proprie linee guida online per l’interpretazione delle stime e continuerà a integrare più fonti per affinare la misurazione del fenomeno.
Sturgis ha sottolineato che, pur non esistendo una singola indagine in grado di stabilire valori “veri” definitivi, la ricerca fornisce elementi causali solidi su come il disegno dei sondaggi incida sui risultati. ng/AGIMEG

