La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in una controversia relativa al calcolo dell’imposta sulle scommesse, confermando che, per il periodo d’imposta 2015, deve essere applicato un criterio più favorevole al contribuente.
La vicenda
Il caso nasce da un accertamento fiscale effettuato dopo un controllo presso un punto di raccolta scommesse in provincia di Bergamo. Durante l’ispezione era emerso che l’attività veniva svolta per conto di un bookmaker estero privo di concessione in Italia e senza collegamento al totalizzatore nazionale.
Inoltre, non risultava presentata la dichiarazione di inizio attività e mancavano dati contabili attendibili per ricostruire con precisione il volume delle giocate. Per questo motivo, l’amministrazione aveva proceduto con un accertamento induttivo, stimando l’imposta dovuta sulla base di un parametro forfettario più elevato.
Il nodo del calcolo dell’imposta
La questione centrale riguardava il metodo di calcolo dell’imposta unica sulle scommesse. L’Agenzia sosteneva che dovesse essere applicato un criterio più severo, basato sul triplo della raccolta media provinciale, previsto per i soggetti che non avevano aderito alla procedura di regolarizzazione fiscale.
Al contrario, i giudici tributari avevano ritenuto applicabile, per il 2015, un criterio diverso e più favorevole, con un’aliquota più bassa e una base imponibile meno penalizzante.
La decisione della Cassazione
La Cassazione ha confermato questa impostazione, chiarendo che la normativa successiva ha semplicemente prorogato i termini della procedura di regolarizzazione, senza modificare retroattivamente il regime applicabile per il 2015.
Di conseguenza, il criterio più rigido previsto per gli anni successivi non può essere applicato al periodo precedente. La Corte ha quindi ritenuto corretto il calcolo effettuato dai giudici di merito, respingendo le argomentazioni dell’Agenzia. mg/AGIMEG

