Il Senato thailandese ha respinto il controverso Entertainment Complex Bill, che avrebbe introdotto un’industria legale dei casinò nel Paese. Il provvedimento è stato bloccato per motivi legati all’impatto sociale, agli elevati costi di infrastruttura e a questioni di sicurezza nazionale.
Origini e percorso del provvedimento
La legge era stata presentata durante il governo dell’ex primo ministro Srettha Thavisin e successivamente sostenuta da Paetongtarn Shinawatra, figlia dell’ex premier Thaksin Shinawatra. La sua destituzione a luglio, in seguito a un procedimento di impeachment legato alla gestione di un conflitto di confine con la Cambogia, ha ulteriormente rallentato l’iter.
Opinioni contrastanti nell’opinione pubblica
L’iniziativa era stata portata avanti senza un referendum nazionale, nonostante le proteste di piazza e i sondaggi divergenti. Una rilevazione a gennaio del National Institute of Development Administration aveva mostrato preoccupazioni per un possibile aumento di criminalità e dipendenza dal gioco, oltre a dubbi sugli effetti reali per l’economia. Al contrario, una consultazione pubblica del marzo successivo organizzata dall’Ufficio di politica fiscale aveva registrato l’80% di pareri favorevoli, risultato che aveva sollevato sospetti di manipolazione.
Le critiche dei senatori
I sostenitori del progetto avevano presentato i casinò come parte marginale di più ampi complessi di intrattenimento, ma per diversi membri del Senato la componente principale era proprio quella legata al gioco. Secondo il vicepresidente della commissione, eventuali modifiche potrebbero includere l’eliminazione dei casinò dalle strutture, l’introduzione di restrizioni severe per l’accesso dei cittadini thailandesi o forme di iGaming rigidamente regolamentate.
Ipotesi di regole più rigide
Tra le proposte emerse per contenere i rischi figurava anche una clausola che avrebbe imposto ai residenti di dimostrare 50 milioni di baht (circa 1,3 milioni di euro) in risparmi prima di poter giocare, una cifra enormemente superiore al reddito medio annuo nazionale, pari a circa 8.800 euro nel 2023.
Futuro incerto
L’attuale premier ad interim Anutin Charnvirakul, leader del partito Bhumjaithai, ha escluso qualsiasi avanzamento della legge durante il suo mandato, che potrebbe durare solo pochi mesi. Secondo osservatori locali, il progetto potrebbe riemergere nel 2026, ma soltanto se il partito Pheu Thai riuscirà a formare una coalizione stabile. In tal caso, gli obiettivi resterebbero quelli originari: attrarre capitali esteri, rilanciare il turismo, stimolare l’economia locale e creare nuovi posti di lavoro.









