Home Attualità Gioco online, Regno Unito: scommettitori contrari ai controlli sulle proprie finanze per dimostrare la capacità di spesa. Timori per una fuga verso il mercato illegale

Gioco online, Regno Unito: scommettitori contrari ai controlli sulle proprie finanze per dimostrare la capacità di spesa. Timori per una fuga verso il mercato illegale

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Nel Regno Unito cresce la resistenza degli scommettitori ai controlli economici proposti nell’ambito delle nuove misure di tutela sull’accessibilità al gioco online. Secondo un sondaggio commissionato dal Betting and Gaming Council su poco più di 2.000 clienti, il 65% dei giocatori non sarebbe disposto a condividere dati finanziari, come gli estratti conto bancari, per dimostrare la propria capacità di spesa.

Il dato viene letto dall’industria come un segnale di forte criticità rispetto ai piani allo studio, che prevedono verifiche simili a quelle adottate per la concessione di un mutuo. Il timore espresso dagli operatori è che controlli ritenuti troppo invasivi possano spingere una parte dell’utenza ad abbandonare i circuiti regolamentati per rivolgersi al mercato illegale.

Il settore ricorda che, quando erano al governo, i conservatori avevano indicato come condizione essenziale che eventuali verifiche fossero “senza attriti”. Secondo gli operatori, però, il progetto pilota sperimentato finora non avrebbe dato risultati soddisfacenti.

L’introduzione di questo sistema potrebbe avere anche ricadute economiche rilevanti, con una perdita stimata di 250 milioni di sterline per l’ippica nell’arco dei prossimi cinque anni.

Il governo prende tempo

Sulla questione si è espresso in modo critico anche il comparto del betting, secondo cui chiedere agli scommettitori di consegnare i propri estratti conto non rappresenterebbe una procedura semplice, ma un intervento invasivo destinato a favorire il ricorso a operatori illegali, privi di tutele e controlli.

A rafforzare questa posizione c’è anche un’indagine della stessa Gambling Commission su 12.000 scommettitori abituali, dalla quale emerge che oltre tre quarti degli intervistati sarebbero contrari al cambiamento. Intanto, più di 400 figure di primo piano del settore hanno scritto alla ministra della Cultura Lisa Nandy per contestare formalmente la proposta.

Dal governo, per ora, nessuna decisione definitiva: un portavoce ha fatto sapere che ogni scelta sull’eventuale estensione delle nuove misure sarà assunta “a tempo debito”. sm/AGIMEG

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