L’Unione europea valuta nuove strade per rafforzare le entrate del bilancio comunitario e tra le ipotesi allo studio emerge una tassazione a livello europeo del settore dell’iGaming. A rilanciare la proposta è Victor Negrescu, vicepresidente del Parlamento europeo, che individua nel gioco online una possibile leva fiscale per sostenere istruzione e politiche giovanili.
In un intervento pubblico, Negrescu ha sottolineato come l’Europa disponga di risorse finanziarie insufficienti per far fronte alle esigenze attuali e future, evidenziando che molte delle soluzioni discusse rischiano di penalizzare singoli Stati membri. Da qui la proposta, sostenuta dai Socialdemocratici europei, di introdurre una tassa sui profitti delle società di scommesse e gioco online a livello UE, definita “un’alternativa sostenibile” per finanziare settori strategici.
“Asimmetrie fiscali che distorcono la concorrenza”
Secondo Negrescu, uno dei nodi centrali è rappresentato dalla forte disomogeneità dei regimi fiscali nazionali applicati al gioco online. Le aliquote sui profitti, ha ricordato, variano da circa il 5% in Malta fino a quasi il 40% in Austria, creando distorsioni competitive e incentivando la localizzazione delle imprese in giurisdizioni considerate più favorevoli, da cui poi operano sull’intero mercato europeo.
Un fenomeno che, secondo il vicepresidente del Parlamento europeo, rafforza la necessità di una risposta fiscale coordinata a livello comunitario.
Le stime: “Con un’aliquota dell’1% entrate per decine di miliardi”
A supporto della proposta, Negrescu cita un’analisi realizzata dalla struttura di ricerca del Parlamento europeo, commissionata su sua richiesta. Lo studio stima che il settore del gioco e delle scommesse online abbia registrato un fatturato di circa 130 miliardi di euro nel 2022, con una crescita che porterebbe oggi il volume complessivo verso i 200 miliardi di euro, su un trend annuo di almeno il 5%.
In questo contesto, l’introduzione di una tassa europea anche solo all’1%, indicata come punto di partenza del confronto politico, potrebbe generare “decine di miliardi di euro” per il bilancio UE, senza incidere direttamente né sui consumatori né sui bilanci fiscali nazionali.
L’obiettivo: più risorse per istruzione e competenze
La proposta fiscale si inserisce in una strategia più ampia. Insieme all’intergruppo del Parlamento europeo sull’istruzione, Negrescu ha presentato un emendamento — sottoscritto da oltre 20 eurodeputati — che chiede di destinare il 20% del futuro bilancio pluriennale dell’UE a istruzione e formazione delle competenze.
Le reazioni di Malta e i limiti istituzionali
L’ipotesi di una tassa UE sull’iGaming ha comunque acceso l’allarme a Malta, dove gli europarlamentari hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto su un settore chiave dell’economia nazionale. Pur trattandosi, al momento, di una proposta politica, va ricordato che il Parlamento europeo non ha competenza diretta in materia fiscale: l’introduzione di un’imposta a livello UE richiederebbe infatti l’unanimità dei 27 Stati membri, con la possibilità per i singoli governi di esercitare il diritto di veto. lp/AGIMEG

