Gestivano, tra le varie attività illecite, centri scommesse di facciata e piattaforme di gioco online collegate a bookmaker esteri non autorizzati. E’ questa una delle accuse verso diversi clan della città di Napoli, che si sarebbero alleati per gestire un fiorente business di scommesse illegali.
Il processo a loro carico è entrato nel vivo presso l’aula bunker del carcere di Poggioreale, dove la Procura ha già chiesto condanne severissime ai 44 imputati per un totale di 330 anni di carcere. Oltre al gioco illegale, sia con centri scommesse fittizi sia attraversi siti internet illegali, ai clan è stata avanzata l’accusa anche di estorsione, corruzione e forti pressioni sulla politica locale.

Ogni attività, dal piccolo appalto alla grande opera privata, diventava occasione di profitto per i clan che operavano nella zona di Napoli, in particolare Secondigliano, Nola, Casamarciano e Cicciano. Il business delle scommesse era l’altra metà del sistema: nel settore del gioco gestivano piattaforme all’estero e centri scommesse di facciata. In politica condizionava interi pacchetti di voti. lb/AGIMEG

