La Cassazione penale ha confermato quasi integralmente la sentenza della Corte d’Appello di Palermo in un procedimento che riguarda, tra gli altri reati, l’organizzazione del gioco del lotto clandestino in un contesto ritenuto collegato a Cosa Nostra.
Al centro della decisione c’è anche l’accusa di associazione finalizzata all’esercizio abusivo del gioco del lotto. Secondo la ricostruzione dei giudici di merito, confermata dalla Suprema Corte, l’attività non era occasionale, ma inserita in una struttura organizzata, con soggetti incaricati della raccolta delle giocate, della gestione dei rapporti con i partecipanti e della distribuzione degli utili.
La rete del lotto illegale
La Cassazione ha ritenuto infondati i ricorsi con cui veniva contestata l’esistenza dell’associazione finalizzata al lotto clandestino.
Dalle conversazioni intercettate, secondo i giudici, emergeva la presenza di più persone coinvolte nell’organizzazione. Alcuni avevano un ruolo di promozione e gestione del sistema, altri si occupavano di procurare le giocate. La Corte richiama anche il riferimento a una lunga esperienza nel settore e alla ripartizione degli utili tra i soggetti coinvolti.
Per la Suprema Corte, non rileva il fatto che una parte dei partecipanti sia stata giudicata separatamente. Gli elementi raccolti erano sufficienti a confermare l’esistenza di una struttura associativa dedicata all’esercizio abusivo del lotto.
Il collegamento con il contesto mafioso
Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda il collegamento tra il gioco illegale e l’ambiente mafioso palermitano.
La Cassazione ha confermato l’aggravante mafiosa contestata per i reati legati al lotto clandestino. Secondo i giudici, la presenza di esponenti di rilievo della cosca nell’organizzazione del gioco e nella ripartizione dei guadagni dimostra che l’attività illecita non era estranea al contesto criminale, ma si inseriva in una più ampia rete di interessi del sodalizio.
In questo quadro, il lotto clandestino viene descritto come una delle attività attraverso cui l’organizzazione poteva alimentare i propri circuiti economici e rafforzare il controllo sul territorio.
Respinte le contestazioni della difesa
I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati in gran parte inammissibili. Le difese avevano contestato, tra l’altro, la configurabilità dell’associazione e dell’aggravante mafiosa, sostenendo che non vi fossero elementi sufficienti per collegare l’attività di gioco al sodalizio criminale.
La Cassazione non ha condiviso questa impostazione. Per i giudici, le doglianze puntavano soprattutto a ottenere una nuova valutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità, mentre la Corte d’Appello aveva già motivato in modo adeguato sulla base delle intercettazioni e degli altri elementi raccolti.
Confermata l’importanza delle intercettazioni
Nella sentenza viene dato rilievo alle conversazioni intercettate, dalle quali i giudici hanno ricavato indicazioni sulla struttura dell’organizzazione, sui ruoli dei partecipanti e sulla gestione economica del lotto clandestino.
Proprio questi elementi hanno portato la Cassazione a confermare la tenuta della ricostruzione accusatoria sul versante del gioco illegale, escludendo che si trattasse di episodi isolati o privi di organizzazione.
Nuovo esame solo su un’estorsione
L’unico punto sul quale la Cassazione ha disposto un rinvio riguarda una contestazione di estorsione, non direttamente collegata alla struttura del lotto clandestino. La Suprema Corte ha chiesto alla Corte d’Appello di Palermo di verificare se la richiesta di denaro rivolta a un imprenditore si fosse effettivamente tradotta in un pagamento.
Resta invece confermato l’impianto della decisione sui reati associativi e sull’esercizio abusivo del lotto.
Condanne
La Cassazione ha dichiarato inammissibili quasi tutti i ricorsi degli imputati, con condanna al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro alla Cassa delle ammende. mg/AGIMEG










