Il decreto legislativo sul riordino del gioco fisico, dato da molti per accantonato, potrebbe invece essere approvato in via libera preliminare entro il 29 agosto, termine ultimo della delega fiscale. Il viceministro Maurizio Leo continua a lavorare sul dossier, mentre restano approfondimenti e perplessità a Palazzo Chigi.
Riordino del gioco fisico, dossier fermo a Palazzo Chigi
Il testo – secondo quanto riportato da ItaliaOggi in un articolo firmato da Francesco Cerisano – è fermo a Palazzo Chigi a causa di approfondimenti e delle perplessità del sottosegretario Alfredo Mantovano, che teme i risvolti politici di una riforma controversa a fine legislatura.
Il nodo delle concessioni
Il principale punto critico riguarda il nuovo sistema di concessioni, che aumenterebbe dal 25% al 40% il limite alle concentrazioni e prevederebbe 50 lotti di grandi dimensioni, ciascuno composto da 4.000 apparecchi slot, 900 Vlt e 800 punti vendita, con una base d’asta di 25 milioni di euro per lotto.
Secondo esponenti politici e associazioni di categoria, questa impostazione favorirebbe pochi grandi operatori internazionali, penalizzando le piccole e medie imprese italiane.
Sergio D’Angelo, presidente di Sapar, l’Associazione nazione dei gestori gioco di Stato, ha specificato che “il modello di concessioni del gioco fisico che si sta profilando rischia di generare una concentrazione eccessiva nelle mani di pochissimi operatori, già dominanti nell’online. Un sistema che sarebbe, alla distanza, più oneroso rispetto alle procedure avviate nel 2004 e nel 2011 e che rischia di generare un gettito inferiore alle attese con una perdita di 2-3 miliardi l’anno. Il settore non può permettersi una riforma fatta male”.
“I grandi player internazionali non hanno interesse a tenere in piedi i punti gioco fisici, anzi. Potendo disporre di un mercato multicanale hanno tutto l’interesse a spostare il giocato sull’online eliminando anche tutta una serie di costi legati al mantenimento dei punti di gioco fisico. Quel che chiediamo al Mef è di meditare con cautela una riforma che rischia di tagliare fuori 2.470 piccole e medie imprese con evidenti rischi occupazionali per tutta la filiera”, ha concluso.
Le critiche alla riforma
Le critiche sostengono che la riforma potrebbe:
- espellere dal mercato circa 2.470 PMI;
- concentrare il settore in 2-3 grandi operatori;
- incentivare lo spostamento del gioco verso l’online, fiscalmente più vantaggioso;
- ridurre il gettito erariale, con una perdita stimata fino a 2-3 miliardi di euro l’anno.
Se la riforma non verrà approvata, le concessioni in scadenza a fine anno saranno probabilmente prorogate, rinviando la questione al prossimo governo.
Il peso del gioco fisico e dell’online sul gettito
Il settore del gioco in Italia vale 163 miliardi di euro, di cui 103 miliardi provengono dall’online. Tuttavia, il gioco fisico, pur rappresentando solo il 16% della raccolta, genera il 52% delle entrate fiscali, circa metà degli 11,4 miliardi complessivi, grazie a un sistema di tassazione diverso.
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli starebbe valutando di estendere ai nuovi apparecchi fisici la tassazione sul margine, per ridurre il vantaggio competitivo dell’online.
Le associazioni del settore chiedono quindi al governo di procedere con cautela per evitare effetti negativi su imprese, occupazione e gettito fiscale. cdn/AGIMEG










