“Lo strumento più apprezzato dal 65% delle persone nelle applicazioni di gioco è la funzione che fissa i limiti di tempo e di spesa. Quando si sta per raggiungere il tempo massimo, c’è l’alert che ti ricorda che hai terminato quello che ti eri già prefissato. Stessa cosa per i limiti di spesa. Quello che piace meno è psicologicamente anche comprensibile, cioè l’autoesclusione o il diario del giocatore”. E’ quanto dichiarato da Sonia Biondi, business unit manager Centro Sud BVA Doxa, durante il convegno “Giochi legali. Le opportunità della trasformazione digitale dei punti vendita“.
Biondi ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento dei più giovani, per sensibilizzare più facilmente l’utenza. “L’app potrebbe essere inclusa negli strumenti a disposizione e si utilizzerebbe attraverso uno smartphone che diventa lo strumento più facile, ma attenzione: l’app deve essere assolutamente personalizzabile e semplice. Che cosa significa? Che per far arrivare anche i più grandi, possiamo iniziare proprio dai giovani che hanno mostrato un apprezzamento altissimo verso l’app e verso le sue funzioni. Il 56% dei giovani sarebbe già pronto a utilizzare tutti gli strumenti all’interno dell’app”.
“Vuol dire che se un giovane su due già l’utilizza potrebbe diventare un ambassador perché abbiamo visto che spesso poi sono loro che consigliano ai più grandi. Quindi non solo cominciamo a prevenire e a diffondere il tono responsabile verso i più giovani che poi tra un po’ diventeranno grandi anche loro, ma diventano essi stessi portavoce di questo tipo di strumenti”.
Biondi si è soffermata anche sulla dinamica più complessa dell’autoesclusione. “Piace meno perché vuol dire prima di tutto che mi devo autodichiarare, cioè sto dicendo a me stesso che sono un giocatore che potrebbe diventare problematico. Stiamo chiedendo un triplo salto mortale alle persone. Devono essere consapevoli di essere giocatori, consapevoli di poter avere un problema e quindi autoescludersi o fare un diario che tra l’altro potrebbe anche fargli vedere quante volte hanno perso e quante volte hanno giocato, quindi far venire il senso di colpa”.
“Tutto ciò non va verso la personalizzazione, non va verso l’adozione di questi strumenti. Al contrario, lo sono gli alert perché io fisso da solo i miei limiti di tempo, i miei limiti di spesa”.
Tuttavia, sono ancora troppo pochi coloro che ne hanno piena consapevolezza. “Nelle sale solo il 60% delle persone ha sentito parlare di gioco responsabile. Ci si aspetta che in qualche modo ci siano cartelli che diano informazioni a tutti invece si arriva solo al 60% e quando ne sentono parlare o non sono consapevoli o non conoscono bene il tema. Il gioco responsabile è la conoscenza di ciò che va a pregiudicare i momenti e i comportamenti stessi del giocatore” ha concluso Biondi. sm/AGIMEG










