Giuseppe Carrus, professore ordinario di Psicologia Sociale all’Università Roma Tre, è intervenuto nel convegno “Giocare da grandi. Generazioni a confronto tra sogni e realismo”, promosso da SWG e Brightstar. “Dal punto di vista psicologico, la bassa propensione al rischio emersa tra gli italiani non sorprende: molte evidenze mostrano che la mente umana tende a evitare le perdite più che a inseguire il guadagno, ed è quindi spesso più avversa al rischio che orientata al profitto” ha spiegato il docente.
“Si registra una crescente incertezza verso il futuro e una conseguente riduzione della fiducia nella propria capacità di raggiungere obiettivi, ciò che in psicologia viene definito ‘autoefficacia’. Quando l’autoefficacia cala troppo, le persone finiscono per rinunciare a porsi traguardi, convinte di non avere risorse sufficienti”.

Come cambia il fenomeno nei giovani
“Il fenomeno è particolarmente evidente tra i giovani ed è un segnale rilevante anche per il mondo accademico, dove da tempo si osserva una scarsa propensione a intraprendere percorsi scientifici, spesso percepiti come troppo complessi. Serve rafforzare percorsi educativi e sociali capaci di restituire fiducia alle nuove generazioni e sostenere la capacità di progettare obiettivi di lungo periodo”.
“Sul piano neurobiologico, fino a circa 25 anni il cervello è ancora in sviluppo nelle aree legate al controllo degli impulsi, mentre i sistemi emotivi sono già molto attivi: una combinazione che può aumentare l’esposizione al rischio. Proprio per questo la prudenza che emerge anche tra i più giovani è un dato che merita attenzione e approfondimento, e può essere legato all’incertezza socioeconomica e alla crescente pressione competitiva percepita” ha concluso Carrus. sm/AGIMEG

