Quindici giornate sono bastate per trasformare un progetto ambizioso in una crisi senza appigli. La Fiorentina guarda tutti dal basso, inchiodata all’ultimo posto della classifica con appena sei punti raccolti e una casella delle vittorie ancora desolatamente vuota. Nessun’altra squadra in Serie A vive una condizione simile. Un dato che pesa come un macigno su Firenze e che racconta una stagione nata con aspettative europee e precipitata in un abisso chiamato retrocessione.
Il crollo di una stagione incomprensibile
La sconfitta interna nello scontro diretto contro il Verona ha segnato un nuovo punto di non ritorno. Non solo per il risultato, ma per ciò che ha lasciato in eredità: la sensazione netta che la salvezza stia scivolando via settimana dopo settimana. Oggi il quartultimo posto dista otto lunghezze, un margine enorme per una squadra che non ha ancora imparato a vincere.
A inizio stagione, con Pioli in panchina, la Fiorentina veniva considerata una possibile sorpresa nella corsa Champions. Non una favorita, certo, ma una candidata credibile: la possibilità di chiudere tra le prime quattro era valutata a 5,00, una quota che lasciava spazio all’idea di una squadra competitiva, solida, in crescita. Oggi quella stessa ipotesi è diventata un esercizio di fantasia pura, visto che un piazzamento Champions pagherebbe addirittura 500 volte la posta, segnale inequivocabile di un obiettivo ormai fuori da ogni logica sportiva.
Dalle ambizioni europee alla Lotta retrocessione
Il presente viola obbliga a guardare esclusivamente verso il basso. Ed è qui che le quote diventano un termometro crudele ma onesto della realtà. Prima del via del campionato, la retrocessione della Fiorentina era considerata uno scenario lontano, valutato a 66, la stessa cifra assegnata al Bologna, oggi sorprendentemente sesto in classifica. Un ribaltamento che fotografa alla perfezione quanto il campo abbia smentito ogni previsione.
Nel frattempo, altre squadre coinvolte nella zona calda hanno mantenuto una linea coerente con le aspettative. Verona, Lecce, Pisa e Parma restano dentro una lotta dura ma prevista. A stupire sono state invece le neopromosse. La Cremonese, che a inizio stagione sembrava già destinata al ritorno immediato in Serie B, con una retrocessione fissata a 1,50, oggi viene valutata a 7,50, segno di una squadra che ha sovvertito pronostici e gerarchie. Ancora più emblematico il caso del Sassuolo: partito con una quota retrocessione a 4,00, ora viaggia verso una salvezza relativamente serena, con il ritorno in cadetteria che paga addirittura 33.
La Fiorentina nel baratro
E in questo scenario che corre e si muove, la Fiorentina resta ferma. Immobile. Schiacciata dai suoi limiti e da una classifica che non mente. Oggi la discesa in Serie B dei viola è proposta a 2,50, una quota bassissima per una società che fino a pochi mesi fa parlava di Europa. Un crollo verticale che nasce da quindici partite senza vittorie, da soli sei punti conquistati e da una fragilità mentale che sembra crescere settimana dopo settimana.
Il peso della storia rende tutto ancora più doloroso. L’ultima volta che la Fiorentina è caduta in Serie B risale al 2002, un anno che per Firenze resta una ferita aperta. Allora, problemi societari portarono al fallimento e alla ripartenza dalla Serie C1, prima di una risalita rapida che in due anni riportò la Viola nel massimo campionato. Oggi il contesto è diverso, ma il rischio di rivivere quell’incubo torna a farsi concreto. ng/AGIMEG

