“Il progetto Safe Play è una certificazione della qualità della sala giochi. Per noi, non è solo un luogo fisico di ritrovo ma un luogo dove passioni, amicizia e lo stesso controllo delle emozioni, deve aver la proprietà sul gioco stesso”. Lo ha detto Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile ed ex campione olimpico, nel corso della conferenza stampa “Amusement: strumento di aggregazione sociale. Dal puro divertimento alla relazione, oltre l’isolamento digitale”, che si sta svolgendo al Senato.

Perché la sala giochi può essere un rimedio contro il bullismo
“Dobbiamo creare un luogo accogliente. Con responsabili di sala che sappiano come accogliere e individuare preventivamente un disagio. Devono essere in grado di riconoscere nei ragazzi le eventuali problematiche. Tutti noi adulti dobbiamo mettere al centro delle nostre attenzioni i giovani. Con tutte le loro paure e le loro ansie. Perché ne soffrono molto prima dei 20 anni”.
Massaccesi ha parlato del bullismo, argomento sempre più frequente nelle cronache, che nasce spesso dalla insicurezza dei giovani che la esprimono in modi problematici. In questa ottica, la sala giochi deve essere un luogo facilmente riconoscibile dal genitore che accompagna i ragazzi. Deve capire, ha spiegato Massaccesi, che al centro di quella struttura c’è il giovane. E in questo modo avrà più fiducia. Un progetto allo studio, ha aggiunto, dovrebbe realizzarsi con una sorta di campionato italiano da fare svolgere nelle stesse sale.
“I ragazzi devono trovare non solo un ambiente accogliente ma soprattutto stimolante. Sono passati da Facebook ad altri social perché hanno bisogno di stimoli più vivaci. Il gioco, quindi, va bene ma dobbiamo creare un luogo in cui ci si senta come a casa”.
L’importanza della privacy
“Dobbiamo insegnare ai giovani d’oggi a vivere in un mondo complesso dove formiamo anche i docenti grazie a un protocollo con l’associazione dei funzionari di polizia. Abbiamo un comitato scientifico di 25 professionisti che ci aiutano a comunicare meglio le tematiche critiche delle quali parliamo. I giovani non conoscono, per esempio, il significato di privacy. E così si filmano magari mentre fanno sesso e poi pubblicano questi scatti senza pensare che quelle foto rimangono per sempre e possono essere usate anche contro di loro” ha concluso Massaccesi. gm/AGIMEG

