Le sale giochi come luoghi di socialità, confronto e crescita, capaci di recuperare il valore del gioco condiviso e di offrire ai giovani spazi sicuri e accoglienti. È questo il messaggio lanciato da Annalisa Minetti, atleta paralimpica, intervenuta nel corso della conferenza stampa organizzata in occasione della presentazione di FEEXPO, la fiera dell’Amusement in programma a Bergamo.
Minetti ha richiamato con nostalgia l’esperienza delle sale giochi dell’infanzia, sottolineando come il concetto stia oggi evolvendo verso una “sala giochi 2.0”. “Un luogo confortevole, accogliente e credibile – ha spiegato – dove i ragazzi possano fare quello che facevamo noi negli anni ’70: comunicare, parlare, confrontarci e integrarci con gli altri. Il gioco era un momento condiviso, non isolato”.
Dal gioco solitario al gioco in socialità
Secondo Minetti, la differenza tra ieri e oggi è tutta nel modo di giocare. “Oggi si gioca spesso da soli, anche quando si è in collegamento con altri. È tutto virtuale, veloce, consumato prima ancora di essere davvero vissuto”.
Un’esperienza vissuta anche in prima persona come madre. “Ho un figlio di 18 anni e per anni l’ho sentito in camera ridere e parlare con altri ragazzi davanti a un computer. Giocavano insieme, ma non erano nello stesso luogo. Mancava il contatto reale, il confronto diretto”.
La sala giochi come spazio sicuro e formativo
In questo contesto, la sala giochi può tornare a essere un punto di riferimento. “Un luogo dove devi uscire di casa, come facevamo noi – ha osservato Minetti – e dove il gioco diventa un linguaggio che insegna a stare insieme, a confrontarsi e a gestire le emozioni”.
Un ruolo che si inserisce nel progetto promosso dall’Osservatorio Nazionale contro il Bullismo e il Disagio Giovanile, insieme alle altre realtà coinvolte. “Parliamo di un progetto che prevede anche una formazione specifica del personale, per accogliere e comprendere i ragazzi e interagire in modo consapevole con il disagio giovanile”.
Giocare insieme per crescere
Per Minetti, la sala giochi del futuro deve essere uno spazio protetto, capace di stimolare relazioni autentiche. “La competizione fa parte del gioco e insegna a gestire il confronto e il conflitto in modo corretto. Giocare insieme significa imparare a conoscersi, a rispettarsi e a crescere”.
Un ritorno al valore sociale del gioco che, secondo l’atleta paralimpica, può rappresentare una risposta concreta alle sfide educative delle nuove generazioni, riportando i ragazzi a vivere esperienze condivise e reali, lontane dall’isolamento del mondo virtuale. gpm/AGIMEG

