Home Attualità False dichiarazioni per licenza scommesse: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile

False dichiarazioni per licenza scommesse: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile

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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da un uomo di Campobasso che aveva chiesto l’autorizzazione all’esercizio della raccolta scommesse. Il ricorso voleva annullare la sentenza della Corte d’appello di Campobasso che aveva condannato l’uomo a due mesi di reclusione per falso ideologico.

Nella richiesta, l’imputato aveva dichiarato di non aver riportato condanne penali, nonostante precedenti specifici in materia di giochi d’azzardo.

In primo grado il Tribunale di Campobasso lo aveva assolto ritenendo la dichiarazione penalmente irrilevante perché non resa in un atto pubblico. La Cassazione, su ricorso del Procuratore generale, aveva però annullato quella decisione affermando che chi rende dichiarazioni false nelle autocertificazioni risponde del reato previsto dall’articolo 483 del codice penale.

Nel giudizio di rinvio, la Corte d’appello ha riformato l’assoluzione e condannato l’imputato.

I motivi del ricorso

Davanti alla Cassazione, la difesa ha sostenuto che la dichiarazione mendace era contenuta in un modulo prestampato e che l’imputato avrebbe potuto firmarlo senza comprenderne pienamente il contenuto. Ha inoltre sostenuto che il falso sarebbe stato innocuo, poiché l’autorizzazione sarebbe comunque subordinata alla verifica del casellario giudiziale.

Sono stati inoltre sollevati motivi riguardanti la particolare tenuità del fatto e la possibilità di sostituire la pena detentiva con una pena pecuniaria.

Le valutazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il modulo sottoscritto era chiaro e dettagliato e che l’imputato non si era limitato a firmarlo, ma lo aveva anche compilato. Inoltre, essendo un operatore del settore e avendo precedenti specifici, non poteva ritenersi inconsapevole delle condanne a suo carico.Tar TribunaleTar Tribunale

La Corte ha escluso anche la tesi del “falso innocuo”, ricordando che la rilevanza penale della falsa dichiarazione non dipende dalla successiva possibilità di verifica da parte della pubblica amministrazione, ma dalla compromissione dell’affidabilità dell’atto in sé.

Quanto alla particolare tenuità del fatto, la questione non era stata sollevata nei gradi di merito e non poteva essere proposta per la prima volta in Cassazione. Analoga sorte per la richiesta di sostituzione della pena, mai avanzata nei precedenti gradi di giudizio.

La decisione finale

La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. mg/AGIMEG

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