L’articolo del senatore Riccardo Pedrizzi pubblicato recentemente su fomiche.net offre una valutazione approfondita sul possibile impatto del riordino delle apparecchiature da gioco in Italia. Nonostante le indiscrezioni emerse siano ancora anticipazioni, esse circolano da settimane e sono fondamentali per comprendere le conseguenze di un eventuale nuovo decreto.
E’ quanto ha sottolineato Domenico Faggiani, componente dell’Osservatorio gioco d’azzardo patologico della regione Lazio.
Impatto economico del riordino apparecchi da gioco: perdita di 1,6 miliardi di euro e 24.000 posti di lavoro
L’articolo, corredato da tabelle chiare e dettagliate, evidenzia come il riordino e le gare previste potrebbero causare una perdita di oltre 1,6 miliardi di euro di gettito fiscale annuo per lo Stato italiano. Inoltre, si stimano circa 24.000 posti di lavoro a rischio, su un totale di 50.000 addetti diretti e indiretti nel settore. Sono inoltre previsti effetti collaterali per circa 700 milioni di euro di minori entrate Irpef e contributive, con costi aggiuntivi per ammortizzatori sociali, che ricadrebbero sull’intera collettività. Questi rischi si presentano senza che ci siano evidenti benefici nel contrasto al disturbo da gioco d’azzardo o alla lotta contro l’illegalità.
Perché questa situazione rappresenta un allarme per lo Stato e le autonomie locali
Le prospettive illustrate dovrebbero innescare un forte allarme a livello nazionale, spingendo a una attenta valutazione delle norme contenute nella bozza di decreto. Anche le autorità locali, regioni e comuni, sono chiamate a considerare attentamente gli effetti di questa riforma, poiché rischiano di essere coinvolti direttamente.
Un possibile spostamento dell’offerta di gioco verso le regioni più ricche
Una delle conseguenze più rilevanti del riordino – aggiunge Faggiani – potrebbe essere il trasferimento di punti vendita di gioco legale verso le regioni economicamente più forti, dove la resa degli apparecchi è maggiore. Questo comporterebbe due effetti principali:
- Concentrazione di gioco nelle regioni del centro-nord, come Campania e altre zone del Nord Italia, aumentando la presenza di apparecchi e, di conseguenza, il rischio di dipendenza e illegalità. Gli amministratori di queste aree dovrebbero preoccuparsi di fronte a questa possibile concentrazione, anche considerando che l’incremento di risorse statali nel bilancio del 2026 potrebbe non essere sufficiente a mitigare tali rischi.

- Diminuzione dei punti vendita nelle regioni del Sud, dove si registrerebbe una riduzione significativa delle attività di gioco legale. Tuttavia, questa riduzione non garantirebbe un calo della domanda di gioco, che potrebbe continuare ad alimentarsi attraverso il fenomeno dell’illegalità. La diminuzione dei punti vendita comporterebbe anche un calo dei controlli da parte dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, poiché i controlli sono proporzionali al numero di punti vendita legali presenti sul territorio.
Rischi per le entrate dello Stato e le autonomie locali
Oltre alla possibile perdita di gettito fiscale e posti di lavoro, il riordino potrebbe favorire l’aumento dell’illegalità e la diminuzione dei controlli. Questo rappresenta un rischio anche per le amministrazioni locali, che potrebbero trovarsi a gestire un fenomeno di illegalità più diffuso, con conseguenze negative per la sicurezza e la legalità sul territorio.
L’importanza di una valutazione approfondita e di possibili correttivi
Data la fase ancora in corso di definizione del provvedimento, resta aperta la possibilità di apportare modifiche e aggiustamenti per prevenire questi rischi. È fondamentale che nella sede della Conferenza Unificata si scrutinino con attenzione i contenuti del decreto delegato, al fine di tutelare sia le entrate dello Stato che l’equilibrio socio-economico delle regioni – ha concluso. cdn/AGIMEG

