Il dibattito sulla regolamentazione del gioco in Italia si muove da anni lungo due posizioni opposte. Da una parte si colloca chi vede in un settore legale forte e controllato il più efficace baluardo contro le infiltrazioni criminali. Dall’altra, esperti di dipendenze patologiche e associazioni sollevano forti perplessità, sottolineando come l’uso del termine “gioco” rischi di sminuire la portata d’azzardo del fenomeno e il suo impatto sociale sulle fasce più fragili della popolazione. In questo scenario, l’Eurispes, in un articolo dell’Avv. Angelo Caliendo, amministrativista, componente del Consiglio direttivo dell’Eurispes, osserva il comparto partendo dal principio che ogni politica pubblica vada giudicata esclusivamente per i suoi effetti reali sulla vita dei cittadini.
“Il gioco legale, quando è regolato, controllato e riconoscibile, costituisce, secondo l’Istituto, un presidio contro il gioco illegale. Indebolire quel presidio può lasciare più esposti proprio i cittadini che si vorrebbero proteggere”, si legge nell’articolo.
L’evoluzione della ricerca dal Bingo all’impatto territoriale
L’impegno analitico dell’Istituto nasce nei primi anni Duemila, quando l’attenzione era focalizzata sull’impatto economico e occupazionale di novità normative come l’introduzione del Bingo. Nel corso degli anni, le ricerche si sono evolute per integrare gli aspetti sociali e comportamentali dei giocatori. Con studi specifici dedicati a mercati regionali come Puglia, Piemonte, Lazio e Sardegna, l’Eurispes ha progressivamente affiancato l’analisi economica a quella dei rischi socio-sanitari, monitorando sia la distribuzione dell’offerta sia la reale capacità dei servizi territoriali di supportare i soggetti con dipendenza patologica.
Limiti del distanziometro e l’effetto sostituzione con l’illegale
Tra le misure più dibattute rientra il cosiddetto distanziometro, la norma che impone alle sale da gioco e agli apparecchi di mantenere una determinata distanza dai luoghi considerati sensibili. L’Eurispes evidenzia come l’allontanamento fisico dei punti autorizzati non si traduca automaticamente in una riduzione della domanda di gioco né in una maggiore protezione dei soggetti vulnerabili. Quando l’offerta legale si contrae, la domanda tende infatti a persistere e a spostarsi verso circuiti clandestini o piattaforme online non autorizzate. Tale dinamica è emersa con forza durante la pandemia di Covid-19, periodo in cui la chiusura delle attività fisiche ha favorito l’espansione del mercato illegale anziché annullare il fenomeno.
Responsabilità sociale e sfide tecnologiche verso il 2030
Difendere il perimetro del gioco legale richiede tuttavia una rigorosa assunzione di responsabilità da parte degli operatori e delle Istituzioni. La presenza di un quadro regolamentato non azzera il rischio di ludopatia; per questo motivo risulta indispensabile rafforzare i presidi socio-sanitari, promuovere campagne di prevenzione rivolte ai giovani e garantire una formazione professionale continua per i gestori delle sale. Proiettandosi verso il 2030, la convergenza tra piattaforme digitali, contenuti sportivi e nuove tecnologie impone un aggiornamento costante delle tutele. Se da un lato l’innovazione tecnologica offre strumenti avanzati per rilevare precocemente i comportamenti a rischio, dall’altro incrementa la pressione commerciale sul cittadino, rendendo essenziale una regolamentazione capace di garantire controlli effettivi e verificabili a protezione dei minori e dei consumatori fragili. cdn/AGIMEG