USA, le leghe sportive scendono in campo per vedersi riconoscere il diritto di scommessa

Stati Uniti, un tempo le maggiori oppisitrici della legalizzazione delle scommesse, le leghe sportive sono diventate tra gli stakeholder più attivi nel dibattito che si è aperto dopo la sentenza della Corte Suprema. I giudici costituzionali americani a metà maggio hanno infatti bocciato il PASPA, la legge federale del 1992 che vietava le scommesse sportive, da allora diversi Stati si stanno muovendo per disciplinare il settore. Le leghe sono entrate nel dibattito per far inserire nei disegni di legge il diritto di scommessa, ovvero la percentuale che in alcuni Paesi viene riconosciuta agli organizzatori degli eventi sportivi. Le Leghe in particolare sostengono che, con l’apertura del mercato, dovranno sostenere investimenti per milioni di dollari per difendere l’integrità dello sport, e già pensano a corsi di formazione e campagne di sensibilizzazione, e soprattutto a controlli severissimi su atleti, manager, preparatori e membri dello staff. Le più attive – secondo indiscrezioni – sono la NBA e la Major League che stanno osteggiando i disegni di legge che non prevedono il diritto di scommessa. Ma le leghe chiedono anche di imporre ai bookmaker di utilizzare solo dati e statistiche ufficiali, e anche questo obbligo potrebbe tramutarsi in una fonte di guadagno extra. I testi in via di approvazione che già prevedono il diritto di scommessa sono una decina. In genere si tratta di una quota dell’1% sulla raccolta, un obolo che ovviamente i bookmaker non gradiscono, visto che andrà a erodere i loro ricavi. La cifra che alla fine incasseranno le Leghe dipenderà da quanti Stati riconosceranno il diritto di scommessa, ma il tesoretto potrebbe superare il miliardo di dollari l’anno. rg/AGIMEG