A Enada Primavera 2026, nel panel “Gioco online e gioco fisico: due concorrenti o due realtà per un percorso comune di rilancio del gioco pubblico”, Gianmaria Chiodo, consulente commerciale senior di Microgame, ha indicato con chiarezza una direzione: per parlare davvero alle nuove generazioni, il settore deve smettere di ragionare in termini rigidi e costruire spazi, esperienze e modelli capaci di riportare i giovani verso una dimensione di convivialità.
Ringraziando il moderatore Fabio Felici, gli organizzatori e gli altri partecipanti, Chiodo ha premesso di osservare il mercato da una prospettiva particolare, a cavallo tra più generazioni: “Vengo da due gap generazionali, dal telefono con il disco fino all’intelligenza artificiale che oggi uso spesso anche per cose semplici”. Una premessa che gli è servita per inquadrare il tema degli under 35 come uno dei nodi centrali del settore.
Secondo Chiodo, il pubblico più giovane è disposto a entrare in sala, ma soltanto se trova un’esperienza diversa rispetto al passato. “L’under 35 è molto più interessato a entrare in una sala che offra un’esperienza diversa”. Per spiegare il concetto, Chiodo ha richiamato la funzione sociale che per anni hanno avuto le sale scommesse: “Andare nella sala scommesse, ritrovarsi con gli amici, vedere la partita insieme, anche se magari Sky c’era già a casa, era un modo per stare assieme”.
A suo giudizio, i device, i telefoni e in generale le abitudini digitali hanno eroso una parte di quella convivialità, ma non l’hanno cancellata del tutto. “Io credo che la voglia di ritornare alla convivialità ci sia”, ha affermato, collegandosi anche agli esempi emersi durante il dibattito sul ritorno di molti ragazzi in contesti come il bingo, vissuti non solo come luoghi di gioco ma come spazi di socialità.
Per Chiodo, la tecnologia disponibile oggi offre già strumenti adeguati per tentare questo recupero, ma tutto dipende da come vengono usati. “Con gli strumenti tecnologici che abbiamo adesso si può fare molto. Dipende dal capire quali sono gli interessi dei giovani e dalla volontà di farli entrare in sala”. È qui che si gioca la partita: se il punto vendita resta un ambiente freddo, impersonale, limitato alla sola offerta di prodotto, il distacco rischia di aumentare.
Nel suo intervento, infatti, Chiodo ha insistito molto sull’ambiente. “Se entri in una sala e trovi un ambiente freddo, dove ci sono solo le macchine, si rischia di creare quel distaccamento sociale che device, telefoni e play hanno creato in questi anni”. Una riflessione che sposta il tema dal prodotto al contesto: la sala deve essere pensata come luogo in cui fermarsi, non soltanto come punto in cui entrare e uscire.
Da qui la convinzione che l’intero comparto debba ragionare in termini più ampi di intrattenimento. “Le sale gioco, le sale scommesse stanno diventando non più una cosa lontana dove si andava solo per giocare, ma anche un luogo in cui passare del tempo”. Chiodo ha citato l’evoluzione di molte realtà che oggi integrano bar, maxi schermi, aree dedicate alla visione delle partite e una pluralità di esperienze. “Siamo in un momento di svolta epocale, in cui si deve pensare più a creare una sala di intrattenimento che un negozio di giochi”.
Un altro punto forte del suo intervento riguarda il superamento della contrapposizione tra fisico e online. Chiodo ha detto apertamente di non condividere il fatto che i due segmenti vengano ancora trattati come se fossero mondi separati o addirittura concorrenti. “Continuiamo a parlare di sala fisica e gioco online con toni che sembrano quasi indicare una concorrenza. Per me è forse l’errore più grosso che stiamo facendo”.
Al contrario, secondo Chiodo, il futuro del settore è legato alla omnicanalità. “Io credo che nel futuro del gaming ci sia l’omnicanalità, tutte le verticali nello stesso posto”. In questo quadro, il bando online avrebbe contribuito a un processo di industrializzazione del mercato, rendendo l’online una componente sempre meno accessoria e sempre più centrale anche per l’economia del retail. “Fino a ieri il gioco online poteva essere un’attività accessoria della sala fisica. Ora sta diventando una verticale molto importante anche nell’economia della sala fisica”.
Da qui l’invito a cambiare approccio culturale. “Bisognerebbe smettere di pensare al gioco online e al gioco fisico come due verticali diverse che si guardano una da destra e una da sinistra, e creare invece quella sinergia che oggi è necessaria”. Una sinergia che non toglie valore al fisico, anzi ne rafforza il ruolo come hub di affiliazione e convivialità.
Nel passaggio conclusivo, Chiodo ha ribadito che il settore deve imparare a guardare al futuro “con entrambi gli occhi, con l’occhio fisico e con l’occhio online”, perché “uno non esclude l’altro”. Il fisico, ha detto, “sarà sempre un hub di affiliazione e di convivialità”, mentre l’online è ormai presente stabilmente nella vita quotidiana. Per questo la vera sfida consiste nel superare “alcune limitazioni di pensiero” e usare la tecnologia per dare forma a un intrattenimento integrato, coerente con le aspettative dei clienti e dei giocatori. sb/AGIMEG










