Sulla riapertura delle sale giochi, sale scommesse e sale bingo – così come regolata dal decreto Riaperture – “premesso che tale decisione risponde ai criteri definiti in sede di CTS, si osserva che non è stata presa in considerazione una diversa scadenza, considerando che lo svolgimento di manifestazioni sportive di grande rilievo come gli Europei di calcio avrebbe meritato maggiore attenzione del legislatore in quanto direttamente collegata con l’attività dei punti gioco e di raccolta delle scommesse sportive”. Lo scrive la Commissione Finanze del Senato, nel parere sul dl Riaperture che ieri ha approvato e trasmesso alla Commissione Affari Costituzionali.
La questione delle sale da gioco è stata al centro di un lungo dibattito nel corso dei lavori di ieri. Il Relatore Gianni Pittella del PD ha infatti spiegato che l’articolo 8-ter consente la riapertura, in zona gialla, delle attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò a partire dal 1º luglio 2021. “Tali attività sono consentite anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge n. 33 del 2020, per prevenire o ridurre il rischio di contagio”. Ha detto quindi che “tale decisione risponde ai criteri definiti in sede di Comitato tecnico scientifico (CTS)”, ma che “non è stata presa in considerazione una diversa scadenza” che tenesse appunto conto degli Europei di calcio.
Andrea De Bertoldi (FdI) ha sottolineato che sulla questione delle riaperture il Governo Draghi non ha “adottato un cambio di passo rispetto al Governo precedente”. E ha citato proprio il caso delle sale da gioco: “la politica di chiusura dei punti gioco legali, che pure, per loro natura, favoriscono il distanziamento sociale, ha determinato al contempo un crollo delle entrate per l’Erario e un incremento del gioco illegale, a vantaggio della criminalità organizzata. Giudico incomprensibile la scelta di non permettere la ripresa dell’attività della raccolta delle scommesse in occasione dei Campionati europei di calcio attualmente in corso”.
Giovanni Endrizzi (M5S) ha chiarito “la ratio che ha guidato i Governi che si sono succeduti alle scelte in materia di chiusura della attività economiche, sempre improntate alla tutela della salute pubblica”. Rispondendo a De Bertoldi, ha evidenziato che “non tutti i punti gioco dispongono di locali adeguati per evitare il diffondersi del contagio”. Ma ha anche riconosciuto “la necessità che lo Stato si faccia carico delle difficoltà degli operatori cui è stato chiesto il sacrificio di rimanere chiusi, come accaduto anche per i settori della cultura e dello sport”. E ha condiviso la preoccupazione che “la chiusura dell’offerta di gioco legale possa favorire la controfferta illegale”. Ha invitato tuttavia “a valutare con cautela i dati emersi dalle operazioni delle Forze dell’ordine o dalle inchieste della magistratura, visto che gli stessi si riferiscono a periodi antecedenti la pandemia”. Inoltre ha segnalato “una commistione tra gioco legale e gioco illegale, come emerso in occasione dei lavori della Commissione antimafia, auspicando un aumento dei controlli nel settore”.
Mattia Crucioli (Misto), pur dicendosi contrario al gioco d’azzardo legale, si è detto “scettico nei confronti della decisione di mantenere ancora chiusi i punti gioco, a maggior ragione se dotati di ambienti adeguati, durante la stagione estiva, quando il virus si diffonde molto meno”. lp/AGIMEG

