Cassazione: respinto il ricorso di Francesco Corallo (Global Starnet) sulla restituzione di parte dei beni sequestrati con l’operazione Rouge et Noir

La Cassazione respinge la richiesta di Francesco Corallo – patron della Global Starnet – di restituire in parte i beni sequestrati nell’ambito dell’inchiesta Rouge et Noir, Corallo in sostanza chiedeva di ridurre l’importo dei beni sequestrati da 215 a 99 milioni di euro. L’inchiesta ruota attorno a una serie di ingenti bonifici che la compagnia avrebbe effettuato tra il 2004 e il 2014 a altre società estere del gruppo, negli stessi anni la Global – all’epoca Atlantis World – avrebbe versato con notevole ritardo il prelievo sugli apparecchi da intrattenimento, ricorrendo nella maggior parte dei casi alla rateizzazione. Le accuse comprendono il peculato, l’associazione a delinquere, la sottrazione fraudolenta, e il riciclaggio. La Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione spiega che il Tribunale del riesame di Roma – nel confermare il sequestro – ha dato conto adeguatamente, “dell’esistenza dell’associazione transnazionale, promossa dal ricorrente e finalizzata alla commissione di reati di peculato, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e riciclaggio, con appropriazione di ingenti somme di denaro, corrispondenti al mancato pagamento dei tributi erariali (PREU)”. Di conseguenza, “Risulta giustificata la ritenuta esistenza di un profitto derivante dalla attività criminosa posta in essere dal sodalizio criminoso, sottolineando sia il coinvolgimento del ricorrente (…) sia della corretta determinazione del profitto complessivamente riconducibile al reato associativo”. La difesa di Corallo ha sostenuto che i soldi spostati all’estero sarebbero sostanzialmente dei normali trasferimenti di denaro tra società di uno stesso gruppo, e che in molte occasioni sarebbero poi tornati alla Atlantis e alla Global per onorare le pendenze con il fisco italiano. Anche le somme profitto di reato andrebbero di conseguenza ricalcolate. Di qui la richiesta di decurtare l’importo dei beni sequestrati. La Cassazione però – riferendosi a un debito con l’Erario di 128 milioni, che Corallo chiedeva di ridurre a 53 – replica che “il Tribunale ha precisato che la rateizzazione ed il successivo, parziale pagamento delle rate ha ad oggetto debiti di varia natura, maturati nel corso di diversi anni”. In sostanza, “in assenza di un provvedimento dell’amministrazione finanziaria, che precisi, in relazione alle imposte ed agli anni oggetto di contestazione, in quale misura siano stati pagati i debiti verso l’erario, non può stabilirsi in che misura il debito sia stato effettivamente ridotto”. rg/AGIMEG

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