Home Attualità Decreto Dignità, alla Consulta il caso delle sanzioni sulla pubblicità del gioco: focus sulla soglia minima di 50.000 euro

Decreto Dignità, alla Consulta il caso delle sanzioni sulla pubblicità del gioco: focus sulla soglia minima di 50.000 euro

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Si è svolta oggi davanti alla Corte costituzionale l’udienza pubblica sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR Lazio riguardo al sistema sanzionatorio previsto dall’articolo 9 del Decreto Dignità per le violazioni del divieto di pubblicità dei giochi e delle scommesse con vincita in denaro.

Al centro del confronto non c’è il divieto di pubblicità in sé, che non è stato messo in discussione, ma la previsione di una sanzione amministrativa non inferiore a 50.000 euro per ogni violazione, ritenuta dal giudice amministrativo potenzialmente sproporzionata rispetto alla gravità concreta dei fatti.

Il caso all’origine del rinvio

La questione nasce dal ricorso presentato contro un’ordinanza-ingiunzione dell’Agcom, che aveva irrogato una sanzione complessiva di 157.000 euro nei confronti di un content creator per la diffusione di contenuti promozionali relativi a giochi e scommesse attraverso tre canali online.

Nel corso della relazione introduttiva è stato ricordato che, secondo il TAR Lazio, il sistema sanzionatorio potrebbe entrare in contrasto con diversi principi costituzionali, in particolare con quello di proporzionalità, in quanto la soglia minima di 50.000 euro non consentirebbe di adeguare la sanzione alla concreta offensività della condotta né alle caratteristiche del trasgressore.

Il giudice amministrativo ha richiamato anche la sentenza n. 185 del 2021 della stessa Corte costituzionale, nella quale era stata censurata una diversa disciplina caratterizzata da una sanzione amministrativa fissa ritenuta eccessivamente rigida.Corte CostituzionaleCorte Costituzionale

La difesa del ricorrente: “Sistema irragionevole e sproporzionato”

Nel corso della discussione, il difensore della parte privata, l’avvocato Vuolo, ha sostenuto che il meccanismo previsto dal Decreto Dignità finisce per trattare allo stesso modo situazioni profondamente diverse.

Secondo la difesa, la soglia minima di 50.000 euro può colpire indistintamente sia chi abbia ottenuto un vantaggio economico minimo o addirittura nullo, sia chi abbia invece ricavato somme molto elevate dalla pubblicità del gioco.

L’avvocato ha inoltre evidenziato che l’eliminazione della soglia minima non determinerebbe alcun vuoto normativo, poiché continuerebbe comunque ad applicarsi il criterio generale previsto dalla norma, che stabilisce una sanzione pari al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, lasciando poi al legislatore la possibilità di ridefinire un sistema più coerente con i principi costituzionali.

Nel ricostruire il caso concreto, la difesa ha spiegato che il soggetto sanzionato lavorava come aiuto magazziniere, percependo circa 1.300 euro al mese, e che avrebbe ottenuto complessivamente circa 1.000 euro dall’attività svolta attraverso la piattaforma Twitch. Sempre secondo quanto riferito dall’avvocato, il giovane trasmetteva video mentre giocava importi molto contenuti, arrivando in alcuni casi a puntare anche 10 o 15 centesimi.

La posizione dell’Avvocatura dello Stato

Di diverso avviso l’Avvocatura Generale dello Stato, intervenuta in rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Secondo la difesa dello Stato, la disciplina contestata non prevede una sanzione “fissa”, bensì una cornice edittale elastica, costruita sul criterio del 20% del valore economico della pubblicità con una soglia minima di 50.000 euro.

L’Avvocatura ha inoltre sostenuto che la severità del sistema trova giustificazione nella particolare rilevanza del bene giuridico tutelato, ossia la salute pubblica e il contrasto ai fenomeni di ludopatia, aggiungendo che l’eventuale eliminazione della soglia minima potrebbe compromettere l’efficacia deterrente della disciplina, lasciando applicabile soltanto una sanzione proporzionale ritenuta insufficiente nei casi di vantaggi economici contenuti.

Le domande dei giudici

Durante l’udienza non sono mancati gli interventi dei componenti della Corte costituzionale.

Tra le questioni sollevate, è stato osservato come il sistema possa determinare effetti paradossali: chi realizza una sponsorizzazione del valore di 1.000 euro rischia una sanzione minima di 50.000 euro, mentre chi ottiene un ricavo di 1 milione di euro sarebbe soggetto a una sanzione di 200.000 euro, con possibili dubbi sull’effettiva funzione deterrente del meccanismo nei casi economicamente più rilevanti.

Ulteriori domande hanno riguardato la possibilità di adeguare la sanzione alle condizioni economiche del trasgressore e l’eventuale vuoto normativo che potrebbe derivare dall’eliminazione della soglia minima prevista dalla legge.

Ora si attende la decisione della Consulta

Al termine della discussione, la Corte costituzionale ha trattenuto la causa in decisione.

La pronuncia stabilirà se la soglia minima di 50.000 euro prevista dal Decreto Dignità sia compatibile con i principi costituzionali di proporzionalità e ragionevolezza oppure se debba essere dichiarata illegittima. La decisione non riguarderà il divieto di pubblicità del gioco in sé, ma esclusivamente il meccanismo sanzionatorio previsto dalla normativa.

Il riassunto della vicenda

Il TAR del Lazio aveva sospeso un procedimento relativo a una sanzione Agcom da 157.000 euro per pubblicità di giochi e scommesse online diffusa tramite YouTube e Twitch da un content creator, rimettendo la questione alla Corte costituzionale.

Il nodo non è il divieto di pubblicità, ma il sistema sanzionatorio

Il punto centrale della vicenda, nello specifico, non riguarda il divieto di pubblicità del gioco previsto dal Decreto Dignità, ma il sistema delle sanzioni. Secondo il TAR, la norma potrebbe essere incostituzionale perché impone una sanzione minima di 50.000 euro per ogni violazione, senza consentire ad Agcom o al giudice di ridurla in base alle circostanze concrete.

Il Tribunale aveva ricordato che le sanzioni amministrative con finalità punitive devono rispettare il principio di proporzionalità, cioè devono essere commisurate alla gravità dell’illecito. Una sanzione troppo rigida rischia di violare i principi costituzionali di equità, individualizzazione della pena e tutela dei diritti fondamentali.

Il caso specifico

Nel caso specifico:

Secondo il TAR, la soglia minima di 50.000 euro impedisce di considerare elementi come:

Il precedente

Il Tribunale aveva inoltre richiamato una precedente decisione della Corte costituzionale, la sentenza n. 185/2021, che aveva già dichiarato illegittima una sanzione amministrativa fissa di 50.000 euro in materia di ludopatia, affermando che pene troppo rigide non sono compatibili con i principi costituzionali.

Pur riconoscendo che il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo tutela un interesse fondamentale come la salute pubblica e il contrasto alla ludopatia, il TAR aveva ritenuto che il meccanismo sanzionatorio previsto dal Decreto Dignità potesse essere eccessivamente severo e sproporzionato.

Per questo aveva dichiarato la questione di costituzionalità rilevante e non manifestamente infondata, sospendendo il giudizio in attesa della decisione della Corte costituzionale. cdn/AGIMEG

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